L’amore, l’identità e il nemico nel capolavoro “Come gli uccelli”
L’intervista all’attrice Francesca Osso in scena domenica al Palamostre di Udine: «Tutti puntano a fare luce sulla propria personalità»

“Gli dica che lo amo e che voglio che vada in fondo al suo abisso come io cercherò di andare in fondo al mio». Siamo nel II atto di “Come gli uccelli”, capolavoro del drammaturgo franco-libanese Wajdi Mouawad, in scena domenica alle 17 al Palamostre di Udine per Itinerari nel teatro contemporaneo, percorso teatrale condiviso fra CSS Teatro stabile di innovazione del Fvg e Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine. A pronunciare la battuta è Wahida, ragazza di origine araba, innamorata di Eitan, giovane di origine israeliana.
Lo spettacolo Premio Ubu 2024 per il Miglior nuovo testo straniero e Premio Tragos 2025 per la Miglior regia vede in scena, con la regia di Marco Lorenzi:Federico Palumeri (Eitan), Barbara Mazzi (Wahida), Irene Ivaldi (Leah), Rebecca Rossetti (Norah / Infermiera), Aleksandar Cvjetković (Etgar), Elio D’Alessandro (David / Cameriere), Said Esserairi (Al Wazzân), Raffaele Musella (Etgar giovane / Rabbino / Medico) e Francesca Osso. All’attrice udinese diplomata alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, già applaudita nella stagione di Teatro Contatto per Mrs. Dalloway #1 e Sapiens, chiediamo di introdurci allo spettacolo che, dal 2023, deposita nei teatri italiani la memoria della più struggente storia d’amore scritta per la scena contemporanea.
Come ha affrontato il testo tradotto in italiano dalla drammaturga Monica Capuani e la storia attuale di due giovani divisi dalla loro origine?
«Ci tengo a dire come prima cosa che per me è un grande piacere recitare a casa, ospite del grande gruppo del CSS. Per rispondere alla domanda non voglio anticipare la trama, però posso affrontare la potenza che evoca questo testo, la sua linea verticale che è poi quello che ci interessa quando andiamo a teatro. I drammaturghi bravi come Mouawad riescono all’interno di un grande contesto come quello del conflitto tra Israele e Palestina a toccarci su macro e microsistemi. Gli strumenti per affrontare questo testo ce li ha dati il regista Marco Lorenzi, rendendoci responsabili del materiale. La storia ci parla della ricerca di identità, della verità. Arriva sempre un momento della vita, comune a tutti, in cui l’essere umano sente dentro di sé il desiderio di comprendere chi è veramente. È attraverso questa linea analitica e non solo che abbiamo confrontato il testo e messo in scena. Può sembrare quasi banale. Ma non c’è nulla di più difficile o pericoloso. Questa complessità è chiara nello spettacolo date le conseguenze con le quali tutti i personaggi dovranno confrontarsi. Tutti puntano a fare luce sulla propria identità. In modi e tempi diversi, più o meno consapevolmente. Il testo mostra quanto questa ricerca possa essere dolorosa e rischiosa. Una ricerca che tocca tutti noi».
Terzo anno di tournée. Come siete stati accolti a fronte anche del fatto che nel frattempo accadevano cose terribili, l’attacco del 7 ottobre di Hamas ad Israele e la risposta di quest’ultimo con lo sterminio dei civili di Gaza?
«Sicuramente ogni volta che andiamo in scena è un fatto. Portiamo parole e temi che sono esplicitamente contestualizzati in un certo ambiente. Il pubblico risponde sempre con enorme calore. È sempre particolarmente emozionante raccontare una storia che parla d’amore che prova a definire chi è il nemico. Chi vede lo spettacolo senz’altro pensa a quanto accade ma in generale la scena restituisce uno sguardo sull’uomo».
“Come gli uccelli”, può essere definito un testo classico?
«La scrittura è talmente alta che porta dentro di sé anche dei tratti della tragedia greca. Ci sono monologhi e scene archetipiche con una grandezza letteraria. In questo senso possiamo definirlo classico».
Lei porta in scena due personaggi Eden/Leah. Chi sono?
«Eden è un personaggio ambiguo, quasi una funzione. Parte dall’essere quello che appare, ovvero una soldatessa israeliana, ruolo che la società le ha affidato. Si trova durante un violento interrogatorio a Wahida, non più "l’araba" ma una ragazza magica e questo trasforma Eden nella sua essenza. Diventerà un messaggero. Il mio ruolo di Leah giovane ha la funzione di far scorgere i suoi precedenti, il rapporto con il figlio David e il marito Etgar e forse portare il pubblico ad affondare ancora di più nella storia».
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