Evelina Christillin all’Aquileia Film Festival: «Dobbiamo tutelare il nostro passato»
Alla rassegna è la volta del Museo Egizio e dei suoi protagonisti. Sul palco la presidente della Fondazione Museo delle antichità egizie: «Entro fine anno realizzeremo un’enorme sala immersiva virtuale con il Nilo»

Seconda giornata dell’Aquileia Film Festival, ed è già sold out. Dopo il Colosseo, Roma e la metropolitana C, giovedì è il momento del Museo Egizio a Torino e dei suoi protagonisti. E dopo Christian Greco arriva quest’anno sul palco, intervistata da Piero Pruneti, Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle antichità egizie di Torino. Con lei lo sguardo si amplia sul ruolo dei grandi musei contemporanei. Non solo luoghi di conservazione, ma istituzioni chiamate a dialogare con il pubblico, a costruire relazioni internazionali e a rendere accessibile il patrimonio attraverso nuovi linguaggi.
Evelina Christillin è laureata in storia e demografia storica, è docente universitaria, ha da sempre rivestito importanti incarichi in diversi ambiti inerenti lo sport e la cultura. Già presidente di eccellenze quali Enit, Teatro Stabile di Torino, Comitato promotore Torino 2006, ha partecipato alla Giunta Nazionale del Coni e nel 2023 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana. Il suo percorso, che attraversa cultura, istituzioni e grandi eventi internazionali, testimonia come il patrimonio archeologico rappresenti oggi una risorsa strategica anche per la diplomazia culturale e la promozione dei territori.
Il payoff dell’edizione di quest’anno è “Raccontare l’invisibile”. Con Christillin, come con gli altri ospiti, abbiamo declinato questo concetto. «Il nostro mestiere è proprio questo: rendere visibile un passato che è invisibile. Noi viviamo nel presente, e abbiamo il compito di traghettarlo verso il futuro. Con Greco abbiamo scritto un libro “Le memorie del futuro”», ci racconta, e poi continua.
«È nostra responsabilità proteggere ciò che c’è stato lasciato, e ciò attraverso la cura e la ricerca. Significa avere la responsabilità di trasmetterlo correttamente. Noi, come museo egizio, abbiamo cercato attraverso i reperti importanti di ricostruire narrazione e contesti, anche con l’intelligenza artificiale. Abbiamo ricostruito la botanica, una parte del giardino egizio, ed entro fine anno faremo rivivere il paesaggio che finora ci mancava. Una costruzione virtuale, un’enorme sala immersiva di 1000 metri quadri, ed arriverà il Nilo …».
Il Museo Egizio, virtuoso nell’innovazione e nel rispetto della memoria, è il primo museo italiano gestito attraverso una fondazione. Anche la Fondazione Aquileia, nata pochi anni dopo, è un’esperienza pionieristica per un sito archeologico. «Nel 2004 mi occupavo ancora di Olimpiadi», ci spiega Christillin, «quando il museo da statale è diventato una fondazione, con cinque soci fondatori, di cui due privati. Ora, nel 2026, camminiamo quasi completamente sulle nostre gambe. Anzi, non voglio sembrare presuntuosa: siamo un modello di ricerca e internazionalizzazione che si cerca di imitare».
«Lavoriamo nei cinque continenti, dopo una partenza imprenditoriale complessa. Siamo partiti che non c’era uno staff scientifico, e così a parte cambiare il direttore, abbiamo assunti ricercatori e archeologi attraverso bandi internazionali, perché studiassero i nostri reperti, e nei primi due anni, se devo ricordarlo, abbiamo avuto costi che benefici».
E poi, con l’entusiasmo che contraddistingue il suo modo di lavorare da manager lungimirante e concreta, ci rivela: «Ora i numeri ce lo dimostrano: venti milioni di fatturato, con un contributo sull’ordinario di soli ottocentomila euro dai soci fondatori. E così riusciamo ad avere la gratuita assoluta, il che vale a dire che tutto ciò che è del museo egizio è a disposizione, anche l’archivio digitale perché il museo è di tutti».
Il sodalizio con il direttore Greco c’è sin dall’inizio. Ma com’è lavorare insieme? «Meraviglioso. L’ho scelto proprio io, l’ho voluto fortemente. Si era iscritto al bando dal Sudan, l’aveva fatto online, era giovane, praticamente sconosciuto al conservatorismo torinese che all’inizio infatti ha storto il naso. Ma Greco ha passato le selezioni, e c’erano più di cento candidati, ha sbaragliato tutti, ed erano poi rimasti in sette. E io ho detto: “Prendiamolo, fidatevi di lui. Dateci un anno”.
E poi ho aggiunto: “Se salta lui, salto anche io”. E siamo ancora qui. Christian è visionario, ha un carattere meraviglioso. Abbiamo identità di vedute. Andiamo d’accordo. Ogni mattina abbiamo il rito del caffè. E condividiamo anche le risate».
Arriva il momento dei libri. «Sono una lettrice onnivora, come professoressa universitaria leggo saggi, ma il mio ultimo compagno di viaggio nelle camminate solitarie sulle alpi valdostane è stato “L’idiota di famiglia”, di Dario Ferrari». E poi la conversazione vola sul senso civile della memoria.
«La sala principale del nostro museo è proprio dedicata al “vostro” Giulio Regeni. La memoria va coltivata e raccontata. Lo dicevano già gli egizi. “Pronuncia il mio nome per non dimenticarmi”. Bisogna rinnovare il senso civico. Al momento abbiamo un progetto condiviso con la Fondazione Mertz e il Mah – Musée d’art et d’histoire di Ginevra, è “Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del mediterraneo”, fino al 27 settembre».
Christillin così prosegue. «Di Gaza non ne parla più quasi nessuno, eppure ci sono novantamila persone sotto le tende. Ed è la culla di una storia antichissima».
Ci racconta del progetto con la Fondazione Mertz. «Abbiamo messo in relazione ottanta reperti archeologici del museo svizzero, prestati dallo stato di Palestina, con opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali». Un gesto necessario, e virtuoso, in stile Christillin-Greco.
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