Ecco il dvd "Un fronte lungo 600 chilometri"

UDINE. Domani, uscirà in edicola, distribuito con il Messaggero Veneto a 7.80 piú il prezzo del quotidiano, un film inedito di Alessandro Scillitani, “24 maggio 1915. Diario di trincea”. È il racconto del viaggio compiuto da Paolo Rumiz lungo il fronte italo-austriaco in occasione dei 100 anni dell’entrata in guerra dell'Italia: 600 chilometri dal Carso all’Adamello, passando per Caporetto, Pasubio, Ortigara.
Un film «on the road» che narra gli incontri, le riflessioni, le piccole storie e le atmosfere raccolte dal noto scrittore e viaggiatore. Si incontrano cosí il generale Bruno Petti che accompagna Rumiz nei luoghi della disfatta di Caporetto, nella Carnia e sui monti della leggendaria Guerra Bianca; Roberto Tessari che narra storie del Piave e di Hemingway; Roberto Todero che racconta del Carso, di Randaccio e delle terribili morti in trincea.
Sul Falzarego è la volta di Luca Turchetto e Franz Pozzi Brunner, rievocatori storici, che mostrano come hanno restaurato baraccamenti e trincee per tornare a frequentarli raccontandone le storie; nelle zone del Garda è Mauro Zattera a ricordare episodi legati al Pasubio e all'Adamello. E poi ci sono Davide Sapienza, Nevio Oberti, Davide Ferro.
Un modo inedito di narrare il fronte lasciandosi percorrere dalle emozioni suscitate dal viaggio, tra le memorie di chi racconta e la suggestione di luoghi straordinariamente belli e struggenti.
« Il viaggio sul fronte italiano è stato diverso da tutti gli altri – racconta Rumiz –. Seicento chilometri con baracche appese a strapiombi, sere a cantare “Una notte che pioveva”, grumi di ruggine e reticolati, gironi fumanti di nebbie, cantine di collezionisti piene di bombe ed elmetti, merende consumate nei buchi delle granate. E ancora strade, gallerie, teleferiche, camminamenti e fortini, grandiosi monumenti dell’inutile, balaustre su un’Italia sconosciuta, meravigliosa e terribile».
Perché parlare della Grande Guerra attraverso un viaggio? «Sono sempre stato attratto dalla forza evocativa dei luoghi – racconta Scillitani –. Uno dei miei primi lavori importanti è stato proprio sui luoghi abbandonati. Credo tantissimo nelle emozioni che si possono suscitare attraversare un luogo con la consapevolezza che quello stesso luogo è stato vissuto da altri, prima di te. Nel caso della Prima Guerra Mondiale è impossibile in certi momenti non rimanere colpiti dall'idea che posti, tra l'altro cosí straordinariamente belli, siano stati teatro di morte e di distruzione».
Morte e distruzione pari a quelli della guerra di trincea nella rappresentazione classica che rimanda a Verdun. «Il Carso - ricorda Rumiz – era l'inferno, il buco nero. Tolti il Grappa, il Pasubio e l'Altopiano di Asiago, il resto del fronte italiano era uno scherzo al confronto. Quattrocentomila morti in meno di cento chilometri quadrati volevano dire quattromila al chilometro.
Come sulla Somme o a Verdun. Se invece di erigere mega-ossari, si fossero lasciate le tombe sparse, oggi tra Gorizia e il mare avremmo la rappresentazione perfetta di Necropolis, un unico sterminato cimitero».
(r.c.)
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