Come le nuove tecnologie stanno ridefinendo la democrazia e il potere
Il libro di Giacomini e Taddio sulla politica nel mondo digitale Un’iniziativa nata all’interno del Master all’ateneo di Udine

Hegel identificava la filosofia con la “nottola di Minerva”. L’immagine evocata è quella di un uccello notturno, la nottola, che si alza in volo sul far della sera. Hegel intendeva che spesso la filosofia riesce a comprendere e a spiegare un evento solo quando è già passato. In altre parole, arriva “tardi” ma può offrire un’analisi profonda.
La complessità e l’approfondimento sono preziose virtù, ma c’è un limite anche nell’arrivare in ritardo. Esagerare nel mondo digitale può essere un problema. Perché, in realtà, c’è bisogno della filosofia prima che molte delle decisioni siano già state prese.
Il digitale pone grandi sfide, che riguardano direttamente la nostra vita e, per evitare brutte soprrese, serve pensiero critico, tipico appunto di una prospettiva filosofica.
Ne parliamo in un libro da noi curato e appena uscito in libreria, dal titolo La politica nel mondo digitale (Mimesis), a cui hanno contribuito alcuni fra i più autorevoli esperti, tra cui troviamo Luciano Floridi, Maurizio Ferraris e Sebastiano Maffettone.
Dimostrare che c’è bisogno di filosofia, intesa come pensiero concreto e attuale, è anche il cuore della laurea in Filosofia e Trasformazione digitale e del master in Filosofia del digitale e IA dell’Università degli Studi di Udine, esperienze didattiche da cui è nato il libro. In particolare, nel campo della politica – campo concretissimo – c’è spazio per un nuovo approccio, una “teoria politica del digitale”, che esplori come le tecnologie stanno ridefinendo la democrazia e il potere.
Questo consentirebbe di superare la visione tecnocentrica del digitale e di considerare valori, principi e ideali che guidino l’utilizzo delle tecnologie digitali in modo etico e sostenibile.
Non è più sufficiente limitarsi a considerare la capacità che Internet e le tecnologie hanno di esercitare una profonda azione trasformativa sull’ambiente in cui si diffondono.
È necessario considerare anche e soprattutto il processo opposto e complementare.
A quali valori possiamo ispirarci? Quali sono i giusti principi per abitare al meglio il mondo digitale? Quali ideali possono illuminare l’umanità nell’era dei social media e dell’intelligenza artificiale?
Porsi questi interrogativi è essenziale per superare l’ottica tecnico-specialistica (che si focalizza su problemi contingenti e specifici), per esplorare come gli individui e le comunità possono decidere di usare le tecnologie digitali senza subirle passivamente.
Nel libro si affrontano diversi problemi concreti. Ad esempio, se il governo inizia ad utilizzare le tecnologie per monitorare i propri cittadini, questo è positivo oppure pone dei rischi?
È bene che la sfera pubblica sia gestita da grandi piattaforme che offrono agli utenti quello che già loro apprezzano? Oppure la democrazia è legata anche al confronto con il diverso? Va bene che le armi automatiche, capaci di uccidere delle persone in piena autonomia, siamo utilizzate?
La censura delle cosiddette fake news è una buona idea oppure un’azione di oscurantismo? E dei discorsi d’odio online, che non sono semplicemente opinioni ma incitamenti? Se l’intelligenza artificiale distrugge milioni di posti di lavoro, come probabilmente accadrà a breve, come possiamo fare in modo che questa diventi un’occasione di progresso e non l’inizio di nuove forme di (comprensibile, ma non utile) populismo?
Attraverso un’analisi critica e complessiva, la filosofia può esaminare come il digitale influenzi la sfera pubblica, i diritti civili, la partecipazione politica e la distribuzione delle risorse.
La tesi che sottende il libro è che la filosofia può e deve svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la formazione di una cittadinanza digitale attiva e informata, lavorando per garantire un accesso equo alle tecnologie e promuovendo valori etici in un’era sempre più dominata dall’intelligenza artificiale.
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