Cinema nel nome del Friuli: ecco le produzioni 2026

Tucker e Nefertiti Film svelano i progetti in cantiere per il nuovo anno. L’ad Bertacche: «Al Feff esploreremo il Sud Est asiatico come mai è accaduto»

Gian Paolo Polesini
Una scena del film “Renoir”, opera diretta dalla regista nipponica Chie Hayakawa
Una scena del film “Renoir”, opera diretta dalla regista nipponica Chie Hayakawa

La terra friulana solletica il cinema che spesso sale fin quassù, solitamente da Roma, perché i film ben attecchiscono nel Nord-Est.

È un’usanza ormai consolidata quella dell’industria italiana, ma la nostra non è solamente ospitalità, ovvero dare il benvenuto alle troupe, contribuire alla scelta dei fondali fornendo pure le maestranze, sappiamo produrre e distribuire, cosa che non è una prerogativa comune di regioni a chilometraggio ridotto come il Friuli Venezia Giulia.

Il pubblico che popola le sale con le poltroncine in velluto, conosce le imprese della “Tucker Film”, una joint venture fra il Visionario di Udine e il Cinemazero di Pordenone, e della “Nefertiti Film” di Alberto Fasulo e Nadia Trevisan. Entrambe traggono energia dalle loro insegne luminose: Preston Tucker fu un illuminato imprenditore americano che riuscì a intravedere il futuro dell’automobile (celebre il film di Francis Ford Coppola), mentre Nefertiti è ricordata per la rivoluzione religiosa quand’era al fianco del marito, il faraone Akhenaton.

Sono realtà in espansione con titoli interessanti per affrontare un 2026 con incognite, sebbene iniziato con i botteghini bollenti, ma come sapete gli effetti pirotecnici hanno un limite, poi è necessario ricominciare tutto da capo.

Thomas Bertacche, l’amministratore delegato della Tucker — come si diceva ai tempi gloriosi di “Giochi senza frontiere” — gioca il jolly con un’opera monumentale giapponese. Che poi è l’Oriente il loro punto di forza dal quale partirono nel 2008 con “Departures”, la pellicola Oscar di Jojiro Takita, pur essendo necessaria anche la mescolanza con l’Occidente. “L’ultimo schiaffo” di Matteo Oleotto, in uscita l’8 gennaio, ha impresso il loro marchio non a caso.

«Prima ancora fu “Rumore bianco” di Fasulo a inaugurare la nostra stagione di distribuzione, con un certo coraggio, se mi permettete», spiega Bertacche.

«La folgorazione di “Kokuho – The master of Kabuki”, di Sang – il Lee, avvenne lo scorso anno al Festival di Cannes — racconta — e noi lo seguimmo con trepidazione fino a quando uscì a giugno in Giappone. Inizialmente la vicenda del giovane ex gangster Kikuo Tachibana, in un Sol Levante immerso nel dopoguerra e affidato alle cure di un maestro kabuki, non esordì con brillantezza, lasciando fredda la platea. Inaspettatamente, però, avvenne un’accelerazione che culminò con ben dodici milioni di spettatori complessivi e con un incasso di cento milioni. Un trionfo. Con una trattativa delicata ce lo siamo assicurato: uscirà in primavera. “Kokuho” è già nella short list degli Oscar: vedremo se entrerà nella cinquina».

Facciamo ora visita alla Nefertiti, «fondata fra il 2012 e il 2013 — svela Fasulo — con l’iniziale obiettivo di realizzare un film all’anno, privilegiando storie considerate importanti e di valore artistico, piuttosto che focalizzate sui desiderata del mercato. Il caso di “Piccolo corpo” di Laura Samani corrisponde proprio a ciò che ci eravamo prefissati: il successo con la grande qualità. Ora siamo in vista del debutto, in aprile, di “Un anno di scuola” (che ha sfilato a Venezia 82), sempre diretto dalla Samani e girato perlopiù a Trieste. Stavolta — però — siamo in veste di produttori: la distribuzione sarà a cura della Lucky Red».

“Renoir”, della regista nipponica Chie Hayakawa, e in concorso a Cannes 78, è un’altra novità della Tucker 2026. «Chie è cresciuta al “Far East Film Festival” — dice Bertacche — e di questo siamo orgogliosi. Già abbiamo distribuito il suo “Plan 75” e ora, con piacere, bissiamo con la sensibile storia di una bimba dodicenne in precario equilibrio esistenziale fra un padre malato e una madre in carriera».

A proposito del Feff — dal 24 aprile al 2 maggio 2026 — Thomas Bertacche non si spinge oltre una sola rivelazione: «Esploreremo il Sud Est asiatico come mai è accaduto in passato».

La novità cinematografica, e parliamo di un lungometraggio che batterà il primo ciak in primavera, riguarda il ritorno dietro la cinepresa di Alberto Fasulo con un genere inaspettato per il regista di “Rumore bianco” e del pluripremiato “Tir”: la fantascienza.

«S’intitolerà “La corda” e l’abbiamo scritto prima del lockdown. Un progetto che ha avuto la pazienza di attendere», rivela Alberto. «Il Friuli non fungerà stavolta da carta da parati: gireremo a Bolzano e in Svizzera con protagonista il francese, premio César, Denis Lavant, che ha lavorato con Lelouch, Carax e Ozon». 

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