Charles McCormac, l’ufficiale della Raf che fuggì da Singapore
Un libro ricostruisce la straordinaria storia del militare. La presentazione con la figlia oggi all’Astoria a Udine

Una storia che sembra un romanzo ma è assolutamente reale, anni di ricerche negli archivi internazionali, ma soprattutto l’aiuto per la prima volta delle fonti dirette: la famiglia McCormac. Una storia che è già un film. Questo è Fuga dalla fortezza celeste, di Gianni Dubbini Venier e Giovanni Fantoni Modena, l’accurata ricostruzione storica fresca di stampa per i tipi di Neri Pozza (129 euro 19, 224 pagine) della caduta di Singapore per mano giapponese nel 1942, – “la più grande sconfitta dell’Impero Britannico”, come ammetterà Winston Churchill – e dell’odissea nelle giungle asiatiche di Charles McCormac, ufficiale della Raf di stanza “nella fortezza celeste”.
Il libro, che esce nella collana di Neri Pozza curata da Pier Luigi Vercesi, viene presentato oggi in prima nazionale a Udine all’Hotel Astoria (sala Antivari) alle 19, in dialogo con la storica dell’arte Elisa Gagliardi Mangilli, e organizzazione dell’Innerwheel; domani a Venezia alle 18 all’Ateneo Veneto, con il critico Michele Gottardi.
E, notizia eccezionale, in entrambi gli incontri sarà presente Leilani McCormac Stafford. È lei che ha aperto gli archivi di famiglia del padre, offrendo materiale inedito come foto e ritagli di giornali, – il raro e brillante corredo iconografico del libro –, e ha aiutato a ricostruire definitivamente l’eccezionale e inesplorata vicenda. «Una storia di resistenza e sopravvivenza – raccontano gli autori – e soprattutto un esempio. È il momento in cui gli Europei si sono ritrovati improvvisamente e senza fare nulla ad essere dei rifugiati a Singapore ed è crollato per sempre il mondo europeo di certezze coloniali».
Dubbini Venier e Fantoni Modena, uno storico e un regista, si addentrano in un denso viaggio alla ricerca di una vicenda di guerra poco conosciuta e ricostruiscono con cura tutte le tappe della prigionia di McCormac. Le sue torture, gli spostamenti, gli incontri, e l’incredibile e definitiva salvezza, quando a marzo 1942, un idrovolante al largo dello stretto di Malacca lo ritroverà tra i naufraghi, militari inglesi vestiti di stracci, su una scialuppa in mare.
Charles McCormac racconterà al mondo le torture subite e l’inaspettata caduta di Singapore, ovvero “la fortezza celeste”, al tempo “paradiso coloniale” difeso dai giganteschi cannoni e invece città caduta via terra in mano ai giapponesi. Erano stati proprio loro, i colonizzatori inglesi beatamente sistemati a Singapore a dichiarare: «Qui la guerra non arriverà mai».
E poi invece la tragedia. Charles McCormac sarà catturato, poche settimane dopo, dal Kempeitai, l’equivalente giapponese della Gestapo. Sua moglie Pat, pronipote di un capo tribù malese, incinta di pochi mesi riuscirà a scappare salendo come ultima passeggera sulla nave Wakefield, mentre il giovane marito la saluta dalla banchina con “Ci vediamo a Blightly”, che nello slang locale significa “Ci vediamo in Inghilterra”.
L’ufficiale McCormac non può minimamente immaginare cosa gli succederà. Fuga dalla fortezza celeste racconta con grande attenzione alla verità storica il destino di McCormac, i suoi brutali interrogatori, le torture, gli incontri fortunati: l’australiano Donaldson con cui nel campo di concentramento di Pasir Panjang, fuggirà insieme ad altri detenuti e affronteranno un lungo viaggio nella giungla infestata dalle guardie giapponesi. La sua meta è l’Australia, nella vana speranza di ritrovare il suo amore scomparso: Pat.
La caduta di Singapore, scrivono efficacemente gli autori, «rappresenta un punto di frattura decisivo nella storia dell’Occidente e dei suoi rapporti con l’Oriente. Perché in quel momento storico muore per sempre la consapevolezza che gli europei sarebbero rimasti i dominatori incontrastati del pianeta».
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