Centro Studi di Casarsa, la lente del Dopostoria per leggere il mondo

L’idea pasoliniana del progresso, non più forza redentrice ma puro inganno, ispirerà i progetti del 2026, pronti anche a sbarcare a Pechino

Martina Delpiccolo
L’immagine realizzata dall’artista friulano Stefano Jus
L’immagine realizzata dall’artista friulano Stefano Jus

È “Dopostoria” la parola guida della progettualità culturale per il 2026 del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia. E subito il pensiero va alla poesia “10 giugno”, tra i cui versi si legge: «Io sono una forza del Passato / Solo nella tradizione è il mio amore. / Vengo dai ruderi, dalle Chiese, / dalle pale d’altare, dai borghi, / dimenticati…». Continua con l’immagine del poeta mentre si aggira come un pazzo per la Tuscolana o guarda i crepuscoli e le mattine su Roma, sul mondo: «Come i primi atti del Dopostoria, / cui io assisto per privilegio di anagrafe, / sull’orlo estremo di qualche età / sepolta».

Pasolini, “feto adulto”, si aggira «più moderno di ogni moderno» negli ultimi versi della poesia e nella nostra contemporaneità. Il Centro Studi propone la parola “Dopostoria” come lente attraverso cui interrogare il nostro tempo, dal Friuli al mondo. C'è un momento preciso nella poetica pasoliniana in cui la storia cessa di apparire come forza redentrice e si rivela come inganno.

Non è una resa, ma una diagnosi. Non è nichilismo, ma lucidità: lo sguardo di chi ha creduto nella storia come forza quasi sacra e si trova a riconoscere nel progresso trionfante la dissoluzione delle culture e delle differenze. Pasolini lo chiama Dopostoria, anticipando di decenni la teoria della “fine della storia”, formulata nel 1992 da Francis Fukuyama.

A dare forma visiva a questa riflessione è l’immagine realizzata dall’artista friulano Stefano Jus. Il volto di Pasolini diventa un campo attraversato da figure e simboli: contadini, croci, strumenti del lavoro, frammenti di paesaggio. La materia viva del mondo pasoliniano affiora dall’interno del volto come se la storia collettiva prendesse forma nella fisionomia dell’intellettuale.

«Il Dopostoria non è un’eredità da conservare in una teca, ma uno strumento critico per comprendere il presente – commenta il presidente Marco Salvadori –. Il 2026 è per noi un anno di transizione consapevole, dopo il cinquantesimo anniversario della morte del poeta e in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura nel 2027: consolidiamo il dialogo avviato con i giovani e rafforziamo la presenza del Centro Studi nella ricerca nazionale e internazionale».

Il 17 aprile, a Pechino, all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata d’Italia, sarà presentato il progetto “Spazio Pasolini”, una collaborazione tra Centro Studi e Politecnico di Milano: ricerca accademica sull’architettura e il paesaggio pasoliniano e presentazione di una graphic novel ispirata al romanzo “Il sogno di una cosa”, realizzata da Silvia Rocchi, edita dal Centro Studi in una nuova edizione bilingue italiano-cinese.

A maggio, per il cinquantesimo anniversario della prima rappresentazione de “I Turcs tal Friul”, una giornata di studi sarà dedicata alla stagione friulana della sua scrittura. A settembre, il Centro Studi parteciperà per la prima volta al congresso nazionale dell’Associazione degli Italianisti a Trento, riservato tradizionalmente alle università, sul tema “La responsabilità della letteratura”, una conferma del ruolo scientifico consolidato del Centro Studi.

Fulcro delle attività sarà il convegno internazionale di studi del 6 e 7 novembre, a Casarsa, curato da Massimo Raffaeli, dedicato al tema “Pier Paolo Pasolini e gli intellettuali del Novecento”, con l’intento di ricostruire la rete di relazioni culturali e politiche che ha attraversato la sua opera.

Il convegno sarà accompagnato da “High School Pasolini”, due giornate di studio rivolte a studenti universitari, coordinate da Roberto Carnero, e da “Pasolini e l’insegnamento della poesia a scuola”, corso di formazione per insegnanti, coordinato da Andrea Zannini.

«Pasolini attraversa il Novecento come un “angelus novus” – sottolinea la neo direttrice del Centro Studi Maura Locantore –, con lo sguardo rivolto alle macerie della storia. La sua è una letteratura della praxis che mette alla prova il rapporto tra poesia, storia e società. Per questo il Centro Studi investe nella formazione».

In programma “Il tempo ritrovato”, ciclo di matinée che porterà studiosi e ricercatori direttamente nelle aule, e “Tra le pagine, Pasolini”, rassegna di presentazioni editoriali nella Biblioteca Civica Naldini, in collaborazione con il Comune di Casarsa. Va inoltre definendosi un accordo con il ministero della Cultura per il gemellaggio tra Casa Colussi, sede del Centro Studi, e l’abitazione romana di Pasolini in via del Tagliere, recentemente riaperta al pubblico.

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