Boscolo-Rossetto e Sara Devetta, ecco i giovani talenti del Dittico Fvg
Il progetto espositivo alla Galleria Sagittaria sarà visitabile fino al 21 marzo. Due pratiche artistiche distinte accomunate dall’attenzione ai processi percettivi

Alla Galleria Sagittaria di Pordenone è stato inaugurato il progetto espositivo "Dittico Fvg. Art Booster", promosso dal Centro Iniziative Culturali Pordenone con l’Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale.
Questa terza edizione – e ultima di un primo ciclo –, che vede la supervisione dello storico dell’arte Alessandro Del Puppo ed è sviluppata dalla curatrice delle mostre Magalì Cappellaro, presenterà le opere del duo Giovanni Boscolo (Udine) e Giona Rossetto (Trieste) e di Sara Devetta (Pordenone). Visitabile fino al 21 marzo con ingresso libero da lunedì al sabato dalle 9 alle 19. Chiuso domenica www.centroculturapordenone.it
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Questa terza edizione del progetto Dittico Fvg offre ancora una volta un connubio fondato su un sistema di differenze tecniche, espressive e linguistiche, e di affinità generazionali, formative, culturali. Se gli esiti appaiono divergenti, le matrici per certi aspetti restano comuni.
Si tratta sempre di ragionare sull’immagine: cioè di lavorare sui diversi piani della rappresentazione: intesa come creazione, come necessità e come destino.
La mostra riunisce le ricerche di Boscolo / Rossetto e Sara Devetta: due pratiche artistiche distinte ma accomunate da un’attenzione condivisa ai processi percettivi, al ruolo dello sguardo e all’esperienza sensibile come forma di conoscenza del reale. In entrambe, l’opera si configura come una soglia: uno spazio di attraversamento in cui osservare non è un atto passivo, ma un gesto consapevole che implica tempo, prossimità e coinvolgimento.
Le installazioni di Boscolo / Rossetto interrogano la relazione tra luce, suono, corpo e ambiente naturale, trasformando fenomeni fisici elementari in dispositivi percettivi attivi.
La luce, intesa come materia modellabile, e il suono, come vibrazione e propagazione, diventano strumenti per sollecitare una riflessione sul rapporto tra uomo e natura e sulla fragilità degli equilibri che lo regolano. Il coinvolgimento diretto dello spettatore è condizione necessaria affinché l’opera si attivi e si compia, aprendo a una dimensione esperienziale che mette in discussione i modelli di sviluppo e di percezione contemporanei.
La pittura di Sara Devetta si muove invece in una dimensione intima e silenziosa, costruita attraverso frammenti, dettagli e inquadrature parziali che evocano una narrazione sempre sospesa.
Il suo lavoro indaga le zone liminali dello sguardo, quei momenti in cui vedere coincide con l’atto del trattenersi sulla soglia, tra prossimità e distanza, tra osservare ed essere osservati.
Nei suoi dipinti, il dettaglio diventa quindi veicolo di una densità emotiva inattesa e invita l’osservatore a un’esperienza di visione raccolta e discreta. Nel dialogo tra queste due ricerche, la mostra si propone come un percorso che invita a rallentare, a sostare e a riattivare un’attenzione profonda verso i fenomeni sensibili e i gesti minimi che abitano l’esperienza quotidiana.
Luce, corpo, spazio e sguardo si intrecciano così in una trama comune, delineando un campo di riflessione condiviso sul modo in cui percepiamo, abitiamo e interpretiamo il mondo.
*Alessandro Del Puppo, professore associato di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Udine
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