Dalle origini di Aquileia alle ferite di Trieste: il nuovo libro di Borando
Il giornalista ha pubblicato “Nord Est confine inquieto”, un viaggio storico e geopolitico lungo la frontiera orientale dell’Italia

È inquieto il confine indagato da Clemente Borando nel volume pubblicato da Chiandetti Editore. Giornalista (ha lavorato al Messaggero Veneto) e autore di diverse pubblicazioni e ricerche sulla comunicazione sociale, Borando ha dato recentemente alle stampe “Nord Est, confine inquieto”, un viaggio storico e geopolitico lungo il confine orientale dell’Italia.
Un lavoro di 680 pagine che si sviluppano tra due date: 181 a.C. e 1954. Cosa rappresentano?
«Il libro propone una ricognizione storico-politica del confine orientale d’Italia che parte dall’avvento di quello che sta per diventare l’Impero Romano, che qui si “installa” con la fondazione di Aquileia (181 a.C.), per arrivare alla “stabilizzazione” del 1954 con il passaggio all’Italia della Zona A del Territorio libero di Trieste, il ritorno di Trieste all’Italia. Si tratta di un’analisi storiografica di un territorio umano complesso senza grandi “protezioni” naturali, ricorrentemente attraversato, predato, occupato da eserciti di popolazioni che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il segno della propria civiltà».
Duemila anni di conflitti e convivenze in quello che lei definisce “confine inquieto”. Un’inquietudine data dallo scontro e incontro di identità?
«Non basta parlare di confine o fronte. Non è una semplice linea di demarcazione, divisione o separazione. Occorre parlare di Regione confinaria internazionale permeabile, di transito, che ha visto un susseguirsi di passaggi o presenze stabili, occupazioni o colonizzazioni. Nel complesso un “confine inquieto”, in cui, soprattutto nella stagione medievale, i vari “proprietari” hanno occupato o dominato il territorio a macchia di leopardo o disegnato un grande Arlecchino, sotto il grande ombrello dell’Impero. Il territorio è stato o si è sentito sempre “lontano” dal centro del potere di occupazione. Di qui il confronto e la convivenza di popoli e genti appartenenti ad almeno tre nazionalità e culture fondanti: latina, slava e tedesca o sassone».
E ora la domanda che troviamo nelle ultime pagine del libro, come se il percorso storico servisse a ricostruire il passato, ma anche a trovare una direzione o un approccio per il futuro: “E adesso dove si va?”
«Da tre anni abbiamo anche la Croazia, a pieno titolo come Italia, Austria e Slovenia, a formare il territorio e l’organizzazione politica di quell’Unione Europea che oggi però è solo una anomala confederazione, nella quale operano e contano gli Stati nazionali. Ha comunque un Parlamento, che dal 1979 eleggiamo in forma diretta a suffragio universale ogni 5 anni, ha un organo esecutivo, ha una Corte di giustizia, ha una Banca centrale con una moneta. Siamo cresciuti partendo da sei Stati, per arrivare prima a dodici, poi a quota 27. E ci sono Paesi in lista di attesa. Non è poco perché si dica che l’Europa non c’è, ma è ancora troppo poco per poter dimostrare quanto politicamente potrebbe e dovrebbe contare».
Cosa manca all’Europa per contare?
«Quello che serve è una volontà e un impegno politico precisi in grado di imporre che i sovranismi e i nazionalismi di turno siano messi in soffitta. Così com’è, l’Unione Europea è in mezzo al guado e, visti gli scossoni internazionali che si susseguono, lì non può starci. O si va verso l’unione vera o non ci potrà che essere una lenta disarticolazione».
E il “Nord est, confine inquieto” come si colloca oggi in Europa?
«Questa regione transnazionale italiana, slava e tedesca, terra che nei secoli è stata più in guerra che in pace, cominci a chiamarsi “Euroregione dell’Alpe Adria”. Perché tale effettivamente è, in quanto europea a pieno titolo, estesa su un’area della vasta catena alpina orientale fino al mare Adriatico. Un territorio di 99 mila chilometri quadrati dove vivono più di 13 milioni di cittadini europei di quattro nazionalità che, data la loro Storia, non possono non esimersi dal dire dove vogliono portare questa Europa».
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