Alla riscoperta di una terra intrisa di storia e arte partendo dai Montegnacco

Pare commissionato dal Tiepolo in persona il libro Una storia di indagini (Gaspari Editore) della storica e archivista Liliana Cargnelutti. È dentro il dipinto “Consilium in arena” (Musei Civici di Udine) che troviamo l’indizio di partenza. Antonio di Montegnacco «grandeggia sulla scena», in posizione centrale, di fronte al consiglio del gran maestro dell’Ordine di Malta, particolare dell’opera che veste la copertina. È lui ad aver commissionato a Giambattista Tiepolo il dipinto, attribuito anche al figlio, Giandomenico, in un dibattito critico che ancora si rinnova. Ma questo è solo lo spunto per un viaggio affascinante attraverso una minuziosa documentazione e un corredo di immagini che si spalancano come navate tra le pagine.
Lo studio appassionato di Liliana Cargnelutti ci porta nella terra della «villa confinante con il Varmo che fu dei Savorgnan, dei Montegnacco e poi dei Minciotti», ma anche nel cuore del Tagliamento e nella biografia di Antonio di Montegnacco, personaggio-committente nato nel 1699 a Camino di Codroipo, oggi Camino al Tagliamento. Lì l’autrice inizia un percorso, dal Cinquecento al dopoguerra, che racconta una terra condizionata dal suo fiume, nei suoi aspetti ambientali e amministrativi: esonda, spazza via, distrugge, ma dona anche vita, porta legname dalla Carnia, mentre i corsi d’acqua della zona delle risorgive muovono i mulini. Da feudo a Comune, dalla Repubblica Veneta al Regno d’Italia, entriamo in una storia fatta di confini privati incerti, fede retta da una pieve e da fraterne devozionali, tempo che scorre tranquillo, definito da Elio Bartolini di «silenziosa rassegnazione», le cui abitudini vengono sconvolte dall’arrivo di Napoleone. Fondamentale per la conoscenza del territorio è stata la “Kriegskarte”, rilevazione cartografica avviata dopo il trattato di Campoformido dall’esercito austriaco, che informa sui fiumi e sul numero di case, abitanti, animali, alla caduta della Repubblica Veneta, nei vari villaggi. A Camino si contavano: 68 case, 30 stalle, 6 religiosi, 12 benestanti, 459 abitanti, 116 capi di bestiame da tiro.
Il libro è anche storia di testamenti e famiglie, a Camino e Gorizzo (i Montegnacco, i Colloredo, i Minciotti), o di una donna morente con figlio in grembo che avrebbe mutato il destino di un’eredità. Grandeggia, come nel dipinto dei Tiepolo, la figura e biografia di Antonio di Montegnacco, «difensore della nobiltà» cittadina nella questione di Malta che culmina nella scena dipinta del “Consilium in arena” e «delle memorie del Patriarcato» nella questione aquileiese, giurecunsulto stimato da Dionisio Dolfin, il patriarca che chiamò il pittore a Udine.
Preziosi i contributi al volume. Ionela De Zan, studiosa delle dimore, narra territorio, architettura e apparato decorativo di quella che, dall’intreccio dei proprietari, può dirsi Villa Savorgnan Montegnacco Minciotti, tra le meno note del Friuli, a Camino nel cosiddetto “borc dai siors”. Giuseppe Bergamini, direttore del Museo diocesano e Gallerie del Tiepolo, svela due luoghi d’arte e fede: la chiesa dedicata ai santi martiri aquileiesi a Gorizzo, con le opere del pittore venzonese Gian Francesco Zamolo, e la chiesa di Ognissanti a Camino, di cui ricostruisce la storia indagando sulle sculture cinquecentesche di Antonio Pilacorte, tra i più importanti “taiapietra” «spesso in concorrenza con gli intagliatori lignei». Dietro l’altare maggiore, il maestoso e prezioso organo firmato Zanin, famiglia di cui nel libro si rievocano storia e dimore. —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








