Alex Britti inaugura Vocalia a Maniago: «Farò canzoni che non danno le radio»

Paola Dalle Molle



Si apre sotto il segno del Blues, il festival musicale Vocalia e a inaugurare l’edizione 2021, sul palco del Teatro Verdi di Maniago, questa sera, alle 21, è atteso Alex Britti in coppia con Flavio Boltro, trombettista jazz accompagnati da una band di grandi musicisti. Un “progetto speciale”, un viaggio tra i suoi successi più noti ripensati, rivestiti, ricostruiti con una chiave e uno sguardo insolito.

Anche per lei questo tour significa riavvicinamento con il pubblico, alcuni concerti li ha già fatti, dopo Vocalia sarà a Roma, che atmosfera percepisce? È cambiato l’atteggiamento del pubblico?

«In realtà, l’anno scorso comunque sono riuscito a fare otto concerti: non sono molti, ma ho suonato. In quel momento c’era più paura, mentre oggi le persone si sono stancate di vivere così. Per questo, sul palco saremo scialli. Vogliamo far festa e stare sereni anche perché ci sono tutte le misure di sicurezza, chi viene in teatro ha il Green pass, ci sono i controlli della temperatura e il distanziamento».

A questo proposito cosa ne pensa del dibattito in corso nel governo rispetto all’eliminazione dei vincoli per i posti nei teatri e nei cinema o comunque, rispetto alla riduzione degli stessi (si parla di aumentare la capienza al 75 – 80%)?

«Noi artisti continuiamo a essere rispettosi delle norme di legge, ma ci sentiamo un po’ presi in giro visto che poi sull’autobus o fuori da qualsiasi bar continuano a esserci assembramenti. Spero quindi, non sia l’ennesima presa in giro perché qui sta morendo una categoria. Nessuno pensa al mestiere del backliner, durante la pandemia tantissimi sono rimasti a piedi e adesso, per necessità lavorano nei negozi di telefonia o fanno i corrieri. Io ad esempio, ho musicisti che suonavano con me che hanno moglie e figli ma in questa situazione, hanno dovuto lasciare la propria abitazione in affitto e andare a vivere con i nonni. Non si parla mai di queste realtà».

Ha definito questo suo tour: il concerto dei lati B…cosa c’è in questi brani che vale la pena riprendere?

«Sono quelle canzoni di un album che non riescono mai ad arrivare nelle radio perché lì passano quei due o tre pezzi e basta. Tuttavia, io non ho mai scritto singoli di serie b, sono in realtà, “non singoli”, pezzi che non hanno carattere per andare in radio o tv, ma tutti pezzi miei che amo molto. Un esempio emblematico è: “Milano” che era nell’album “La vasca” e quindi non è mai stato un singolo, ed è un pezzo, serio profondo che tocca corde particolari per chi vive o ha vissuto in questa città da emigrante».

Lei canta da sempre solo in italiano, quindi non è necessario che i testi siano inglese per parlare di blues?

«Possiamo filosofare a lungo…ma il fatto è che il blues in senso puro non c’è più. Neanche in America. È stato un movimento culturale non solo un genere di musica e si è trasformato molte volte entrando in altri generi. Il blues oggi è rimasto un “ingrediente” dentro altri generi di musica. In un mondo in cui sono rimpicciolite molto le distanze, non bisogna essere nero o americano per fare blues. Io mi sento più vicino a sonorità blues piuttosto che ad altri generi italiani che non ho mai ascoltato». —



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