Vanoli: «Quando l’Occidente era soltanto il luogo dove tramontava il sole»
Lo scrittore e divulgatore atteso domenica alle 11 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per le Lezioni di Storia

In un momento in cui si delinea un Post- Occidente, una divisione mondiale per grandi imperi e l’equilibrio mondiale che conoscevamo appare ormai largamente messo in discussione, vale la pena riprendere il discorso da capo e chiedersi come si sia giunti alla nostra idea di Occidente e come una direzione geografica abbia fatto nascere e maturare un’idea di appartenenza.
Domenica alle 11, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine grazie alle Lezioni di Storia nate dalla collaborazione tra Editori Laterza e la Fondazione Teatro Nuovo Giovani da Udine, con il sostegno di Confindustria Udine e la media partnership del Messaggero Veneto, il tema sarà approfondito con “L’invenzione dell’Occidente” grazie alla presenza di Alessandro Vanoli storico, scrittore e divulgatore, esperto di storia mediterranea. Vanoli ha insegnato all’Università di Bologna e per un breve periodo all’Università Statale di Milano, occupandosi di storia del Mediterraneo e della presenza islamica in Spagna e Sicilia. Da anni si occupa anche di comunicazione e divulgazione con progetti teatrali e attività didattiche legate alla conoscenza del mondo islamico.
Quand’è che l’Occidente è stato inventato?
«Faccio una premessa. Quando uno storico parla di invenzione intende il processo con cui è si data vita a un’idea, un’istituzione. In questo caso una sorta di spazio pensato. Lo dico perché questo aiuta a capire il quando. L’Occidente era prima solo una direzione, cioè il luogo dove tramontava il sole. La storia della sua invenzione come spazio pensabile inizia quando si cominciò a vedere l’Atlantico non solo come una barriera ma come uno spazio pensabile e soprattutto conquistabile. Siamo alla fine del Medioevo».
Un’idea forte realizzata attraverso un pensiero altrettanto forte. Ci aiuta a comprendere?
«Per fare chiarezza: sin dal principio la storia dell’Occidente è legata all’idea di impero. Quando i Portoghesi e gli Spagnoli cominciarono a concepire quello spazio fu solo l’inizio. Perché quello spazio si nutrì in realtà, soprattutto dal Seicento, in poi delle grandi spinte colonialiste e imperialiste. Soprattutto dei francesi e degli inglesi. Quell’Occidente che noi pensiamo come tale in realtà è una costruzione relativamente tarda. La parola “civiltà occidentale” è un concetto che nasce negli anni Novanta dell’Ottocento all’interno della diplomazia britannica. Prima non c’era. L’idea di storia occidentale, quella che oggi piace tanto a certa politica, è una cosa nata nel 1919 alla Columbia University che era ovviamente, in quanto America, erede dell’Impero inglese. Quella cosa che abbiamo coltivato coincide va al tempo con un’idea imperialista che ancora saldava l’Europa all’Atlantico e all’America. Sino al secondo novecento quando questa idea geografica perderà progressivamente il suo aspetto unitario».
La storia dell'Occidente è, in definitiva, una storia di esplorazione, conflitto e costruzione di significato: c’è differenza tra Occidente ed Europa?
«Si. Ormai è evidente che quell’insieme che noi chiamiamo Occidente è fatto oggi più che di geografia di diritti, di un’economia liberale, capitalista, globalizzazione a marchio americano».
Con l’Europa sempre più lontana dall’America.
«C’è stato un momento in cui l’Occidente era legato a un’idea di impero molto chiara. Tutto questo è finito. Adesso i poli sono numerosi e non è detto che corrispondano alla stessa logica e alle stesse spinte con una pluralità di soggetti che stanno emergendo nella storia attuale in modo completamente nuovo».
La preoccupazione nasce dal fatto che questo Post-Occidente sia in mano a degli autocrati che sempre più allontanano i loro Paesi dai diritti con un Mediterraneo che ha perso la sua centralità.
«Sicuramente è molto difficile dare il senso della pluralità politica che viviamo. In generale mi pare che stiamo andando verso dei modelli Imperi, modelli utili per cavalcare la nuova globalizzazione politica e globali. Dalla cina, alla Russia sino all’America di Trump. Tutto sembra prescindere da qualsiasi nostra speranza di mediterraneità ma anche, purtroppo, di politica europea».
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