La notte degli Oscar: 13 candidature per Oppenheimer, l’Italia spera con Garrone

L’attesa consegna delle statuette al Dolby Theatre di Los Angeles: il “politicamente corretto” potrebbe insidiare il merito

Marco Contino
Oppenheimer vanta 13 candidature, tra cui quella per l'attore protagonista
Oppenheimer vanta 13 candidature, tra cui quella per l'attore protagonista

Stanotte, domenica 10 marzo, è la notte: quando in Italia scoccherà l’una, i riflettori del Dolby Theatre di Los Angeles si accenderanno per illuminare il palco della 96esima edizione degli Oscar, già splendenti del riflesso delle tantissime star che, percorso il red carpet, si accomoderanno nel tempio del cinema per assistere, da candidati e non, all’assegnazione della statuetta più ambita del mondo.

Ci sarà anche l’Italia a guardare da spettatore molto interessato: “Io Capitano” di Matteo Garrone (già Leone d’argento alla regia a Venezia) è candidato all’Oscar per il miglior film internazionale. Non è il favorito: il pronostico, infatti, è tutto per il britannico “La zona di interesse” di Jonathan Glazer (parlato in tedesco), impressionante riflessione sulla banalità del male che racconta la Shoah senza mostrarla. Ma anche Wim Wenders con il suo “Perfect Days” (battente bandiera giapponese) ha più possibilità di Garrone.

Attese e speranze italiane a parte, l’Oscar di quest’anno sembra già avere un grande vincitore: “Oppenheimer” di Christopher Nolan (13 nomination) ha già fatto incetta di molti premi (soprattutto quelli più predittivi delle varie “corporazioni” di Hollywood: produttori, attori, registi) mentre gli altri concorrenti più accreditati – almeno in termini di candidature: “Povere Creature!” (11), “Killers of the Flower Moon” (10) e “Barbie” (8) – si preparano a raccogliere le briciole.

Certo, sono lontani i tempi dei film “pigliatutto” quando “Titanic” (11 Oscar su 14 candidature nel ’97) o “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re” (addirittura 11 su 11 nel 2003) facevano man bassa di statuette. Ma in tempi sono cambiati, l’Oscar è diventato più ecumenico, meno filo-americano e molto (troppo) inclusivo.

Film, regia e attori

Miglior film dell’anno, regia e attori. Difficile pronosticare sorprese. Il film di Nolan sull’inventore della bomba H ha in tasca i due Oscar più ambiti (poche speranze per “Povere Creature!”, Leone d’oro a Veneziam e per il suo regista Lanthimos), ma anche i premi per il miglior attore protagonista (Cillian Murphy al photo finish sul meraviglioso Paul Giamatti di “The Holdovers”) e non protagonista (Robert Downey Jr.).

Le attrici

Nelle due categorie femminili il vento dell’inclusione rischia di rovinare tutto. Se l’Oscar (dato per certo) all’afro-americana Da’Vine Joy Randolph (non protagonista in “The Holdovers”) è accettabile (ma meriterebbe di più la “Signora Oppenheimer” Emily Blunt), l’annunciato testa a testa tra la nativa americana Lily Gladstone (“Killers of the Flower Moon”) ed Emma Stone (la sua Bella Baxter di “Povere Creature!” è senza rivali) si spiega solo con l’ottusa volontà dell’Academy di essere politicamente corretta a tutti i costi. Se vincerà la prima (brava sì, ma in un ruolo, al più, ancillare nel film di Scorsese), il valore dell’inclusività sarà salvo ma il merito calpestato.

La scrittura

Quello per la sceneggiatura originale potrebbe essere l’unico Oscar per “Anatomia di una caduta” di Justine Triet (uno dei film più belli della stagione), mentre la commedia “black” “American Fiction” prenota la statuetta per la sceneggiatura non originale (anche se quella scritta da Nolan non è fuori dai giochi).

Gli altri premi

“Oppenheimer” rimane favorito anche per gli Oscar alla fotografia, al montaggio (la sfida è con il film di Triet), alla colonna sonora e al sonoro (anche se in questa categoria griderebbe vendetta il mancato premio a “La zona di interesse”, film da ascoltare prima ancora che da vedere), con un possibile bottino finale di 8 Oscar (negli ultimi 15 anni solo “The Millionaire” ne ha vinti tanti).

“Povere Creature!” (Stone a parte) potrebbe imporsi per il trucco (qui è un testa a testa con il biografico “Maestro” di e con Bradley Cooper) e le scenografie (terreno di “scontro” con “Barbie” che, alla fine, potrebbe conquistare la sola statuetta per la miglior canzone “What Was I Made For?” composta da Finneas e Billie Eilish che la eseguirà dal vivo alla cerimonia).

Duello tra “Spider-Man: Across the Spider Verse” e “Il ragazzo e l’airone” di Miyazaki per il miglior film di animazione e tra “The Creator” e “Godzilla Minus One” per gli effetti visivi.

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