Wu Ming già Luther Blisset e il Nord-Est alla guerra coloniale

Dalle Giulie all’Africa: esce per Einaudi il libro di un collettivo di scrittori

UDINE Di libri che germinano, direttamente o no, da testi che li precedono, è piena la letteratura. Ma “Point Lenana” opera del collettivo Wu Ming (già Luther Blissett) è un lavoro insolito. Prende lo spunto da “Fuga sul Kenya” di Felice Benuzzi, che nel 1943 evase dal campo Pow di Nanyuki per scalare la montagna, e squaderna 600 pagine che inquadrano il personaggio nella tormentata storia italiana del ’900, con particolare attenzione al Nord-Est e alla guerra coloniale. Un libro denso di personaggi (ci sono anche Celso Gilberti, Alessandro Pirzio Biroli, Marcello Manzoni) di cui parla, in questa intervista, Wu Ming 1, lo scrittore emiliano che firma il libro con l’agente letterario Roberto Santachiara, e che il 30 aprile alle 17 lo presenterà alla libreria Lovat di Trieste.

“Che razza di libro è questo?”, si chiedono a un certo punto gli autori…

E rispondono: un “oggetto narrativo non identificato”, racconto di tanti racconti, delle Giulie e dell’ Africa, di Italia e “italianità”, di esploratori, squadristi, poeti, diplomatici, guide alpine e guerriglieri.

Al centro, ben restituito, Benuzzi.

Scalatore, console, fondatore di Mountain Wilderness, mai valorizzato, forse perché non strumentalizzabile. Ho intervistato la vedova, le figlie, parecchi conoscenti, ho setacciato la sua ricca produzione pubblicistica, scoprendo varie cose. Tra cui che “Fuga sul Kenya” e “No picnic on mount Kenya” – diventato libro di lettura nelle scuole britanniche - non sono traduzioni uno dell’altro, ma stesure parallele, coerenti ma con delle diversità.

C’è una tesi di fondo: l’Italia non ha fatto i conti con il suo passato fascista e coloniale.

Altri paesi, come la Germania o l’Inghilterra hanno avuto piú coraggio nel riconoscere le atrocità compiute. L’italiano invece è “brava gente”, anche se il piú grande massacro di cristiani mai compiuto in Africa, è stato opera nostra: oltre duemila persone, vecchi, donne e bambini, sospettati di intelligenza con la resistenza etiope, fatti massacrare da Graziani, quello del cenotafio di Affile.

A proposito delle epurazioni postbelliche si citano nomi e numeri eloquenti.

A perdere il posto nella Pubblica amministrazione sono 449 persone in tutta Italia. Ma Guido Leto, ex capo dell’Ovra, è chiamato a dirigere le scuole di formazione della polizia, e Gaetano Azzariti, il presidente del Tribunale della razza, va al vertice della Corte costituzionale. Nel 1960, 62 prefetti su 64 risultano provenire dall’amministrazione fascista, come tutti i 241 viceprefetti, tutti i 139 vicequestori, e 120 dei 135 questori. In questa pletora di funzionari solo 5 hanno partecipato alla Resistenza. E nessuno dei 750 italiani inseriti nelle liste Onu dei criminali di guerra verrà mai consegnato alla giustizia dei paesi che li accusano, Etiopia, Grecia, Albania e Iugoslavia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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