Vittoria Copetti: «Da allora mi chiedo come sarebbe Antonio, aveva solo vent’anni»

I quarant'anni dal terremoto del 1976. Il racconto di una madre che ha perso il figlio a Osoppo

UDINE. «Era in piedi, fuori casa nostra a Osoppo, mentre mi rimproverava bonariamente di essermi spaventata troppo: è questo l’ultimo ricordo che ho di mio figlio». Vittoria Copetti racconta gli ultimi istanti vissuti insieme a suo figlio, Antonio Forgiarini, la sera del 6 maggio a Osoppo.

«Stavo chiacchierando all’aperto con la mia amica Rina - precisa - e, dopo la prima scossa, avevo mosso assieme a lei qualche passo lungo la strada antistante alla mia abitazione, ci eravamo allarmate e lei voleva andare da sua madre. Fu questione di pochi attimi, la seconda scossa ci impedì di andare oltre e le macerie cominciarono a caderci addosso. Io rimasi gravemente ferita, lei non ce la fece. Non so spiegarlo, ma capii subito che anche Antonio era morto».

In ospedale Vittoria fu raggiunta dal marito, Giorgio, il quale le disse che Antonio era andato ad aiutare gli altri feriti. Lei non gli credette, aveva urlato il suo nome, ma non aveva ottenuto risposta. Lei sapeva che in una situazione del genere lui sarebbe corso a cercarla.

«Fu una bugia che si protrasse per un paio di settimane, nel tentativo di lasciarmi tranquilla - ricorda commossa - mio marito insisteva nel dirmi che anche nostro figlio era ferito e che era ricoverato a Padova, ma al cuore di una madre non si può mentire».

Vittoria Copetti passò tre mesi in ospedale, i medici temevano che non avrebbe più camminato a causa di una lesione alla vertebra.

Per lei, tuttavia, il dolore fisico non era nulla in confronto alla perdita del figlio. «Antonio, il mio primogenito, era un ragazzo d’oro, uno sempre pronto ad aiutare gli altri - racconta - aveva 20 anni e, dopo essersi brillantemente diplomato al “Malignani” di Udine, era partito militare ad Arzene. Quella sera, per un destino beffardo, era a casa in licenza».

Fu un masso o forse un camino a colpirlo fatalmente. Dal letto d’ospedale, i pensieri di Vittoria andavano anche alle altre tre figlie, scampate alla furia del sisma.

«Io non potevo fare nulla per loro, non ero in grado di aiutarle in un momento così tragico. Annamaria, che allora aveva 19 anni, restò con mio marito a Osoppo nella tendopoli. Luciana che di anni ne aveva 14 anni e Wanda di appena 7, furono ospitate assieme ad altre tre cugine a Trieste. Il loro angelo custode fu Mariucci Vascon, madre di Valentino Vitrotti, un amico fraterno di Antonio. A loro sarò per sempre grata».

Vittoria guarda le fotografie del figlio con gli occhi pieni di lacrime e confessa che, anche se la vita le ha dato una famiglia unita e quattro nipoti, dopo 40 anni quel vuoto resta drammaticamente incolmabile: «È come se fosse successo ieri, non passa un’ora senza che il pensiero corra al mio Antonio, senza che mi chieda che uomo sarebbe diventato».

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