Virus fatale: ex carpentiere si spegne a 97 anni

MORUZZO. Il Covid-19 gli è stato fatale. Aldo Zorzi, 97 anni, residente a Brazzacco, è deceduto a causa delle complicazioni polmonari provocate dal virus.
A sei giorni dal ricovero nell’ospedale di Udine, Zorzi è spirato per le gravi difficoltà respiratorie nonostante il prodigarsi dei medici. Lascia la moglie Lidia Busolini, con la quale era sposato da 57 anni, i figli Andrea, Luca e Ania e il nipote Enrico.
«Mio papà era una persona particolare – ricorda il figlio Andrea –, aveva grandi doti per quanto riguarda la meccanica e la progettazione. Era un genio in questo settore poiché risolveva ogni tipo di problematica».
Fin da bambino Aldo aveva dimostrato grandi capacità creative e di concretezza. Basti pensare che, come racconta il figlio Andrea, all’età di quattro anni aveva costruito una bicicletta di legno e un camioncino. Quando aveva dieci anni invece aveva realizzato un set completo per caminetto partendo da pezzi di ferro arrugginito che, dopo aver lavorato e battuto a lungo, aveva reso splendenti e fruibili.
Una vera e propria opera d’arte così come i bozzetti dei progetti di macchinari che, realizzati con il pennino, anche oggi possono competere con quelli elaborati con i più sofisticati programmi informatici.
Dopo aver frequentato le scuole tecniche di disegno, Aldo Zorzi aveva aperto a Villa Santina una azienda nel settore della carpenteria. Suo socio storico Augusto Beorchia, assieme al quale, dopo una ventina di anni trascorsi lavorando esclusivamente in Carnia, aveva aperto anche una sede a Cassacco nella quale realizzava macchinari per molte ditte del comprensorio fra cui la Danieli.
Forte il suo attaccamento al lavoro che svolgeva con grande passione. Basti ricordare che, sebbene in pensione, aveva continuato a lavorare fino a 89 anni e fino a che la salute glielo aveva consentito nella ditta di carpenteria gestita dal figlio Andrea. Ma Aldo aveva anche conosciuto la guerra e i campi di sterminio nel nord della Germania.
«Dopo un viaggio durato 15 giorni trascorsi fra cadaveri e dolore – ricorda Andrea – mio padre venne rinchiuso in un campo di concentramento. Si salvò grazie alle sue capacità meccaniche dato che veniva impiegato per riparare macchinari. Parlava raramente di questo periodo ma talvolta ci raccontava le cose atroci che aveva visto».
Dedito al lavoro e alla famiglia, Aldo aveva un carattere forte e autoritario, ma a suo modo affettuoso. «Era un leone – conclude Andrea – ed era anche arguto, fine, ironico, curioso di capire e concreto. Ci ha insegnato che quando si cade bisogna sempre rialzarsi». —
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