Vigili friulani salvi per un soffio soccorrono due ragazze

Ad Arquata stavano entrando in una casa quando c’è stato il sisma e sono fuggiti. Le giovani erano rimaste intrappolate al primo piano di un’abitazione vicina

UDINE. Devono tutto all’ora solare. Non fosse scattato proprio nella notte tra sabato e domenica l’obbligo di tirare indietro di un’ora le lancette dell’orologio, i vigili del fuoco friulani impegnati a puntellare un’abitazione pericolante ad Arquata del Tronto ieri mattina avrebbero rischiato la vita. Alle 8.50, ora legale, sarebbero stati infatti già da un pezzo al lavoro.

Al secondo piano dell’abitazione. Ingabbiati al pari di migliaia di soccorritori impegnati in quelle stesse ore nelle zone rosse dei paesi colpiti dal sisma nel centro Italia. Quel gesto compiuto con tutta probabilità distrattamente, poco meno che in modo automatico, ha invece salvato le loro vite.

«Eravamo appena arrivati al cantiere, ci mancavano forse cinque metri per entrare, quando siamo stati sorpresi dalla scossa. Fossimo stati in casa ci saremmo trovati ben più in difficoltà». Usa un eufemismo, tanto per sdrammatizzare, il vigile del fuoco che assieme ad altri 7 corregionali sta lavorando ormai da una settimana nella zona rossa di Arquata. Nome e cognome li tiene gelosamente per sé, «perché qui - dice - a lavorare siamo tutti, stamattina abbiamo rischiato tutti ed è giusto che nessuno ci metta sopra il suo nome. Farebbe piacere a mia figlia leggerlo sul giornale, ma sono certo anche ai figli dei miei colleghi, dunque parlate del gruppo Fvg».

Eccola quella che si dice un’altra lezione. I vigili del fuoco ieri non hanno avuto nemmeno il tempo di provare paura, figuriamoci d’indugiare in personalismi. Il ricordo di una vicina abitazione destinata agli sfollati li ha fatti rinvenire nell’istante stesso della scossa per precipitarsi in aiuto della popolazione.

«Sapevamo - ci hanno raccontato ancora - che a 50 metri da dove stavamo operando c’era una colonia, una ristrutturazione di alcuni anni fa, chiamata la “Casa del parco” in cui erano ospitate delle famiglie sfollate dal centro di Arquata.

Quando siamo arrivati abbiamo visto la gente uscire di corsa segnalandoci la presenza di due ragazze rimaste intrappolate al primo piano nel loro appartamento che abbiamo aiutato a uscire». Nell’area terremotata sono arrivati lo scorso martedì 6 vigili speleo-alpino-fluviali (due di Trieste e altrettanti di Udine e Pordenone) da dove vengono pure i due vigili specializzati in puntellature degli edifici.

Dopo una settimana durissima, domani rientreranno a casa, testimoni dell’ennesimo, duro colpo al Paese che hanno immortalato in una serie di scatti prima e dopo la scossa di ieri. Immagini disarmanti, che mostrano tra sabato e domenica un profilo completamente diverso di Arquata. «Un pugno nello stomaco» per dirla con il funzionario del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Pordenone, Stefano Zanut, che stamane doveva far ritorno a casa ma in realtà ieri sera ha ricevuto la comunicazione che insieme agli altri dovrà fermarsi forse per altri giorni.

Da Accumoli, ieri mattina, ha rivolto il suo smartphone verso Amatrice, immortalando la città baciata dal sole ormai alto e da una fitta nebbia. «Che nebbia non era. Si trattava invece della nuvola di polvere sollevata dalle macerie. Qui è un gran disastro - ha raccontato con tono disarmato Zanut -. La zona che va da Amatrice ad Accomoli è devastata».

Impressionante. Salvo forse per i soccorritori, capaci di domare le proprie emozioni e concentrarsi sul qui e ora che ieri, per i “nostri”, non ha ha significato solo nuovi interventi di salvataggio ad Arquata, ma anche allestimento di nuove strutture, anche arrivi e partenze.

Nelle Marche, a Camerino (Macerata), è «approdato nella notte tra sabato e domenica, dunque prima che si verificasse la scossa, un altro gruppo di nove colleghi da Pordenone per montare un campo base. Una sorta di caserma mobile» ha fatto sapere ancora Zanut presente insieme al collega del comando di Udine, Andrea D’Odorico.

Entrambi membri del Nucleo interventi speciali. Architetto il primo, ingegnere il secondo. Da settimane i soccorritori friulgiuliani darsi il cambio nelle zone terremotate. Cercando di offrire il proprio contributo. Di portare tutta la propria esperienza. E non ultimo un po’ di sostegno morale, così prezioso per la gente che ieri, come in Friuli il 15 settembre di 40 anni fa, ha avuto la sensazione d’aver perso tutto. Una seconda volta.

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