Via libera per la legge omnibus: incentivi alle aziende che assumono lavoratori friulani

TRIESTE. L’assessore Alessia Rosolen non vuole sentir parlare di “welfare padano”, ma soltanto di una “legittima scelta di difesa delle nostre imprese e dei lavoratori regionali”. Resta il fatto, in ogni caso, che, all’interno della legge omnibus approvata in via definitiva con i voti del centrodestra, è stato fissato un altro tassello di quella politica del quinquennio di residenza in Friuli Venezia Giulia necessario a ottenere fondi pubblici inaugurato, da un anno a questa parte, dalla giunta di Massimiliano Fedriga.
La maggioranza, ma con pure il voto favorevole del M5s, ha infatti approvato quella parte di norma disegnata dall’assessore al Lavoro che prevede come gli incentivi per stimolare il riassorbimento di personale licenziato causa crisi aziendali possano essere concessi soltanto se le imprese assumeranno nuovi dipendenti residenti in Friuli Venezia Giulia da, appunto, almeno cinque anni.
La norma di legge. L’intervento firmato Rosolen fa parte di un ragionamento più ampio che prevede il divieto, ad eccezione per decisioni figlie di accordi sindacali, di concessione di incentivi per assunzioni a chi ha avviato licenziamenti collettivi nei tre anni precedenti la richiesta e la revoca per quelle imprese che, invece, taglieranno personale nei 36 mesi successivi, ma è chiaro che politicamente la scelta più impattante è quella legata ai cinque anni di residenza e che, ancora una volta, ha scatenato le polemiche in Aula.
“Parliamo di una decisione fortemente innovativa – ha detto Massimiliano Fedriga – perché coniuga la necessaria attenzione della Regione alle esigenze delle imprese, vincolando l’erogazione dei contributi a parametri oggettivi legati all'impegno delle aziende sul territorio all’altrettanto indispensabile tutela dei lavoratori del Friuli Venezia Giulia”.
Una visione che, come logico, non collima minimamente con quella del Pd che in Consiglio ha tuonato contro la giunta. Francesco Russo, mettendo in discussione la legittimità costituzionale della norma, ha citato una sentenza della Corte di giustizia europea che “ha già cassato un’iniziativa simile del Lussemburgo”. Secondo il capogruppo Sergio Bolzonello, invece, il testo di Rosolen non rappresenta altro che “uno spot propagandistico che non risolverà nessun problema”, mentre il M5s per bocca di Cristian Sergo ha appoggiato la decisione della giunta sottolineando come “se una legge del genere fosse stata approvata una dozzina di anni fa, probabilmente avremmo avuto meno centri commerciali in regione o quantomeno più personale friulano assunto dai negozianti”.
Caccia notturna ai cinghiali. Niente arco e frecce, ma dopo vari tentativi la forzista Mara Piccin incassa quantomeno una parziale, ma politicamente significativa, vittoria. Dopo una trattativa in maggioranza, infatti, la consigliera azzurra ottiene che il centrodestra voti a favore – tranne nel caso del meloniano Claudio Giacomelli che ha scelto il “no” - di quelle parti di emendamento che autorizzano le doppiette ad utilizzare fonti luminose, notturne, termiche oppure puntatori laser per la caccia agli ungulati e per quella ai cinghiali nelle quattro ore dopo il tramonto.
“La tempistica era già prevista dalla legge Panontin – ha commentato la Piccin -. Noi semplicemente diciamo che, anche per motivi di sicurezza, si potranno utilizzare visori notturni”. Dura la replica di Cristiano Shaurli per il quale “è profondamente sbagliato legiferare in base alle esigenze di portatori di interesse che trasferiscono in Aula i loro desiderata”, mentre secondo la grillina Ilaria Dal Zovo “la modifica approvata oggi è a rischio impugnazione considerate le sentenze pregresse in materia della Corte costituzionale”.
Gli altri provvedimenti. I provvedimenti più sostanziosi della omnibus, al netto di lavoro e caccia, erano già stati approvati nei giorni scorsi. Con il via libera alla legge è stata prima di tutto prevista la possibilità di allargare, fino al 70% della superficie esistente, in via semplificata, capannoni, tettoie e altri impianti esterni quali, a titolo esemplificativo, silos, macchinari di trasformazione, filtri e vasche di decantazione. Il centrodestra, inoltre, ha deciso che le deroghe previste nella precedente omnibus per gli alberghi – con possibilità di allargarsi fino al 60% del volume senza placet del Consiglio comunale – varranno anche per le nuove strutture, e non soltanto per quelle già esistenti, su qualsiasi tipo di immobile realizzato prima del 31 dicembre.
Concretamente, quindi, un imprenditore potrà acquistare una palazzina a uso residenziale e trasformarla in un albergo senza che il municipio si possa opporre, anche allargando le zone vincolate. Via libera, quindi, ai 4 milioni in due anni per la promozione integrata del territorio riaffidata a PromoTurismoFvg, così come al combinato disposto tra il testo della giunta e il subemendamento presentato da Simona Liguori (Cittadini) che ha tagliato fuori Udine (e pure Monfalcone) dall’applicazione della norma sul bypass alle quote rosa perché prevede che la deroga ai rapporti di genere in giunta si applichi soltanto nel caso in cui in Consiglio non vi sia un’adeguata rappresentanza di donne e lo Statuto non preveda la possibilità di scegliere assessori esterni.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









