Eccezionale avvistamento nel golfo di Trieste: decine di vaccarelle tra le mitilicolture della costiera

I ricercatori dell’Area Marina di Miramare hanno immortalato l’“abbuffata” delle aquile di mare, specie protetta da normative internazionali.  L'emozione dei ricercatori ha subito lasciato spazio alla preoccupazione per l'impatto economico sulle colture

Le vaccarelle tra le miticolture (Foto credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)
Le vaccarelle tra le miticolture (Foto credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)

Straordinario avvistamento della Riserva Marina di Miramare nel golfo di Trieste: i ricercatori di Shoreline hanno osservato e documentato un’eccezionale concentrazione di vaccarelle, un’aquila di mare appartenente alla famiglia dei Miliobatidi (pesci cartilaginei, come gli squali), mentre si alimentavano lungo i filari degli impianti di mitilicoltura della costiera triestina.

Essendo una specie protetta, l’osservazione rappresenta un evento di straordinario interesse non solo per l’Adriatico ma per l’intero bacino del Mediterraneo, con rilevanti implicazioni scientifiche e conservazionistiche.

L'abbuffata di decine di vaccarelle tra le mitilicolture di Trieste

Al tempo stesso, evidenzia la necessità di individuare e attuare adeguate misure di tutela anche a favore degli allevamenti estensivi di mitili che caratterizzano la costiera triestina e contribuiscono al riconoscimento del territorio quale Riserva della Biosfera Unesco.

Decine e decine di vaccarelle Aetomylaeus bovinus si sono avvicinate ai filari delle mitilicolture e qui danno inizio alla grande abbuffata: ogni esemplare sceglie la sua resta e comincia a "sgranocchiarla", frantumando i molluschi bivalvi con le piastre dentarie e lasciando alcune porzioni completamente ripulite.

Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)
Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)

Insieme a loro, compare anche una tartaruga marina Caretta caretta: avanzando a colpi di pinne, si fa spazio tra le vaccarelle e nei pressi dei filari allunga il collo e con un morso stacca i mitili direttamente dalla rete, mentre enormi banchi di sugarelli partecipano al grande banchetto approfittando dei residui e dei frammenti che si liberano nella colonna d'acqua.

L’Amp Miramare si è subito messa in azione per affrontare quella che è una vera e propria criticità: da una parte tutelare la vita di questi meravigliosi abitanti del nostro Golfo, protetti da normative internazionali perché minacciati dalla pesca intensiva e dalla degradazione del loro habitat, e dall'altra garantire la sopravvivenza di una delle pratiche tradizionali della costiera triestina, gli allevamenti estensivi di mitili che rappresentano non solo una forma di prelievo sostenibile delle risorse marine ma anche ecosistemi ricchissimi di biodiversità, sotto e sopra la superficie.

Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)
Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)

La concentrazione straordinaria di vaccarelle registrata in questi giorni ne è una dimostrazione: per il numero di esemplari conteggiati - alcuni dei gruppi avvistati tra Grignano e Santa Croce raggiungevano i 50 individui - si tratta di osservazioni fuori dal comune non solo per il Golfo di Trieste ma per tutto l'Adriatico e il Mediterraneo.

Nei due anni passati, sia i nostri subacquei che gli stessi mitilicoltori avevano segnalato la presenza di esemplari di vaccarella e delle aquile di mare Myliobatis aquila alimentarsi sui filari sommersi, ma i numeri rilevati in questi giorni non hanno precedenti.

Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)
Le vaccarelle nel golfo di Trieste (Credits: ©TommasoDeLorenzi - Shoreline - AMPMiramare)

Dopo le segnalazioni giunte dagli stessi allevatori con cui la Riserva collabora da anni, i ricercatori di Miramare si sono subito attivati, prima sorvolando la costiera con un drone per individuare i punti di aggregazione e poi, giunti in barca sul posto, si sono immersi per osservare dal vivo quanto stava succedendo tra i filari sommersi. L'emozione dell'eccezionale avvistamento ha subito lasciato lo spazio alla preoccupazione per l'impatto economico sui mitilicoltori, alle prese con filari già parzialmente se non quasi totalmente divorati da vaccarelle e tartarughe, e alla necessità dunque di ridurre la conflittualità tra le esigenze produttive e quelle di conservazione di due specie protette e a rischio estinzione a livello Mediterraneo.

Da qui la richiesta alla Regione Friuli Venezia Giulia di convocare un tavolo tra i servizi competenti - Biodiversità e Caccia e Risorse ittiche - i rappresentanti degli allevatori e l'AMP di Miramare che monitora da anni le mitilicolture della costiera triestina nell'ambito del suo ruolo di coordinamento della Riserva di Biosfera.

Un tanto per "inquadrare correttamente il fenomeno, avviare attività di monitoraggio strutturato, individuare misure di gestione compatibili con la tutela delle specie e la sostenibilità economica del comparto, prevenendo così l’adozione di pratiche non idonee o potenzialmente dannose, soprattutto in vista della possibile evoluzione del fenomeno nel periodo estivo".

Nel frattempo, sono stati prellaertati anche altri istituti scientifici impegnati nello studio e nella conservazione dei raiformi e con cui Miramare collabora anche nell'ambito del progetto EuSharks, per creare una task-force tecnico-scientifica in grado di affrontare la problematica con tempestività, prestando attenzione sia agli aspetti conservazionistici che a quelli produttivi.

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