Uti, i ricorsi dei sindaci ribelli costano ai cittadini 100 mila euro

UDINE. Un conto di 100 mila euro, pagato con soldi pubblici. A tanto ammonta la spesa sostenuta dai 59 Comuni per opporsi davanti al Tar – tribunale amministrativo regionale – alla riforma degli enti locali e alla costituzione delle Uti – unioni territoriali intercomunali.
E mentre gli avvocati della Regione cercano un’intesa perché i ricorsi vengano discussi nel merito in tribunale il prima possibile, i legali che rappresentano 55 municipi su 59 – Teresa Billiani e il collega Enrico Bulfone – non si presentano nemmeno all’incontro. Un gesto che ha tutto il sapore della mossa politica e di un modo come un altro per prendere tempo. Riforma e cittadini possono aspettare.
Ieri la maggioranza di centrosinistra ha fatto il punto della situazione, con la presidente Debora Serracchiani.
A nessuno viene nemmeno in mente di fare passi indietro, neanche mezzo, convinti che la nuova legge che ridisegna la geografia delle amministrazioni e accorpa servizi, sia utile ai cittadini per efficienza e minori costi. Ma per proseguire c’è da sbloccare l’impasse giudiziario, con i ricorsi che pesano come macigni anche sull’iter della riforma. Ieri davanti ai giudici del Tar lo staff legale che difende la Regione ha formulato una proposta. L’obiettivo è quello di arrivare nel minor tempo possibile al giudizio dei magistrati del Tar.
E allora la Regione ha prospettato ai legali dei Comuni d’essere pronta a compiere due passi. Primo, rinunciare ai termini di difesa. Secondo, non commissariare i Consigli comunali contrari alla riforma. Una strategia messa in campo per ottenere che i giudici si pronuncino prima sui ricorsi. Ma l’ok può arrivare solo se tutte le parti sono d’accordo. Difficile però raggiungere un’intesa se i due legali di 55 Comuni su 59 sono assenti. La Regione, insomma, vuole accelerare, vuole uscire dallo stallo nel quale è finita la riforma.
E andare avanti, qualunque sia l’esito del Tar, anche se – come per i sindaci “ribelli” – anche la Regione è sicura dei propri passi. La maggior parte dei Comuni, invece, a giudicare dal gesto di disertare l’incontro di ieri, sembrano preferire la tattica della melina.
D’altra parte lo scontro istituzionale sulla riforma delle Uti è ormai alto. Ecco perché la giunta vuole evitare altre forzature e con i consiglieri di maggioranza sta anche lavorando per rivedere i termini di costituzione delle Unioni che, già slittato di un mese – dal 1º ottobre a fine ottobre –, potrebbe slittare ancora, al prossimo anno.
Nel frattempo alcune amministrazioni comunali fanno i conti anche con le spese legali. Il conto per ciascun municipio va da mille 300 euro a quasi 11 mila. Quattro amministrazioni hanno deciso di non affidarsi agli avvocati Billiani e Bulfone, perché l’azione legale è determinata dal mancato spostamento da un’unione all’altra.
Si tratta dei municipi di San Dorligo della Valle – che si accolla da solo un costo di quasi 11 mila euro –, di Tricesimo – 7 mila 400 euro –, di Torviscosa – 5 mila euro – e di San Floriano – 2 mila euro. Le altre amministrazioni comunali, invece, hanno impugnato il piano di riordino territoriale e i due legali hanno ancora qualche giorno di tempi – i termini scadranno questa settimana – per depositare i ricorsi.
Le 55 amministrazioni che si sono rivolte a Billiani e Bulfone – in una sorta di class action – pagheranno per questa fase giudiziaria un conto da mille 300 euro a quasi 2 mila, a seconda degli impegni di spesa approvati. Di quelle 55, quattro giunte comunali – di Codroipo, Cavasso Nuovo, Spilimbergo e Cordenons – hanno stabilito che le parcelle saranno pagate da sindaco e giunta.
Dopo la proposta della Regione, ora tocca agli avvocati dell’“accusa” decidere se accettare.
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