«Uno scricciolo, ma che grinta...»

Cimarosti: informava, raccontava e sapeva arricchire i programmi

La ricordano ancora, a Radiolina, l’emittente radiofonica locale maniaghese, appena adolescente, mentre con l’amica di sempre Cristina Savi muoveva i primi, timidi passi nel mondo dell’etere e della comunicazione.

Sara Moranduzzo era stata una dei pionieri di quella scommessa che fu Radiolina e che, a distanza di trentacinque anni, ancora risuona nelle radio di Maniago.

Pioniere perché la stazione era stata fondata nel 1977 e lei già nel 1978 aveva bussato alla porta chiedendo uno spazio per cominciare un’avventura, quella di “deejay”, che avrebbe proseguito per anni.

«Appariva uno scricciolo, fragile e indifesa – la ricorda il fondatore dell’emittente, Eugenio Cimarosti -. Invece, non appena si accendevano i microfoni, tirava fuori tutta la grinta, quella vera, di una ragazza tosta, che sa bene quel che vuole».

Appena quindicenne, si era avvicinata al mondo radiofonico quasi per caso, trascinata in qualche modo dagli amici, ma in quel mondo ci stava a proprio agio, tant’è che, nonostante la giovane età, le erano stati affidati alcuni programmi, tra i quali Grandangolo e Radiosette. «Da principio seguiva i programmi musicali – sottolinea ancora Cimarosti -. Amava in particolare i Beatles, erano la sua passione. Ma fin da subito s’è notato che la musica non le bastava, voleva dare di più al programma, metterci del suo, informare e raccontare. E così ogni sua puntata diveniva qualcosa di unico, di coinvolgente».

Infatti, a Sara, “mettere dischi” non bastava. Approfondiva, s’informava, raccontava aneddoti e curiosità di questo o di quel cantante, di questo o quel brano. Sempre nuovi, sempre freschi e diversi. Da lì al giornalismo, il passo è stato breve. Il pallino per l’informazione, l’approfondimento, la comunicazione mai banale, tutti elementi che hanno contraddistinto la vita professionale di Sara.

«Posso dire con un pizzico d’orgoglio che Sara, professionalmente parlando, sia nata con noi – prosegue Cimarosti – e noi siamo cresciuti con lei. Sì, perché la radio stava muovendo i primi, timidi passi quando l’abbiamo conosciuta. E’ rimasta con noi per tutti gli anni del liceo. Parecchio tempo, dunque, durante il quale ho potuto conoscere Sara e apprezzarla come ragazza e come amica». Sara ha quindi proseguito la sua strada, s’è iscritta all’università, ha avviato nuove, importanti collaborazioni, ma non ha dimenticato gli anni di Radiolina, alla quale s’è riavvicinata nuovamente per un breve periodo. Non se l’è mai dimenticata e le piaceva ricordare quei piacevoli momenti quando “metteva i dischi” e la sua musica e la sua voce risuonavano nelle radio di molti maniaghesi.

«Il dolore per la sua scomparsa è tanto, è forte e straziante – si commuove Cimarosti –. Nella mia mente e nel mio cuore la ricordo ancora così, negli anni dell’adolescenza, quando l’ho conosciuta. Lei rimarrà sempre quella ragazzina fragile, timida, riservata ma che poi, davanti al microfono, sapeva scatenare una forza tale da rimanere sbalorditi, senza alcuna paura».

Lo stesso atteggiamento con cui ha affrontato fino all’ultimo la malattia. Lo stesso esempio che ci lascia, insieme a un mondo di ricordi che custodiremo gelosamente nei nostri cuori.

Laura Venerus

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