Una fiaba contro lo stress aziendale

L’ingegnere-scrittore Roberto Pitassi
affronta il rapporto
tra famiglia e frenesia produttiva

UDINE Roberto Pitassi, ingegnere all’Abs della Danieli, torna in libreria con Heinz Steinberg e la fabbrica dei bottoni (Sbc edizioni). L’avevamo lasciato a gennaio 2012 con l’opera d’esordio, un giallo bollente e al tempo stesso agghiacciante ambientato in un’acciaieria, Blood in Steelmaker. Il mistero del cadavere d’acciaio, uscito per i tipi della Giovane Holden. Lo ritroviamo con una favola dai risvolti sociali positivi e una sana - che i piú cinici potrebbero definire utopistica - morale buonista. Ambientato nella Berlino degli anni Trenta, durante i giorni di Natale, il nuovo libro racconta del proprietario di una fabbrica di bottoni, Heinz Steinberg, e della sua follia produttiva a tutti i costi, che lo porterà a creare automi a sua immagine e somiglianza per sostituirli ai suoi cento dipendenti. Finché una bambina ebrea, Anna, l’unica in grado di leggere a fondo nel suo cuore di pietra (in tedesco Stein, non a caso), gli farà cambiare rotta, facendolo rinsavire e salvandolo da una fine tragica. «Mi è venuta voglia di riprendere in mano un mio vecchio scritto: di sicuro sono stato condizionato dalla nascita di mia figlia, che ora ha un anno e per la quale ho già scritto altre favole». Il libro sarà presentato giovedí alle 18 alla libreria Friuli.

Un libro per ragazzi?

«Un po’ per tutti, per certi aspetti potrebbe essere un libro con una morale alla Dickens».

Come nel primo libro, è evidente da un lato il riferimento all’ambiente industriale/aziendale e al rapporto tra uomo e macchina, dall’altro la contrapposizione di questo mondo a quello dei sentimenti e delle relazioni affettive.

«Si, è cosí. Follia, famiglia e lavoro sono i tre temi di cui il libro è permeato. Il progresso oggi si è molto evoluto, ma senza dare la possibilità all’uomo di far crescere di pari passo anche i valori familiari. Siamo superiori a tutte le epoche della storia precedente, la tecnologia ci dà la possibilità di essere sempre piú veloci in ogni settore e in futuro sarà ancora meglio, crisi economiche permettendo. Ciò che di pari passo non è cresciuto invece è il concetto legato alla famiglia, la cura che si deve dedicare alla stessa».

Chi è che dovrebbe dare questa attenzione?

«Secondo me il lavoro e la famiglia sono piatti della stessa bilancia e dovrebbero stare in perfetto equilibrio, invece il piatto del lavoro tocca sempre a terra. Steinberg è un uomo che arriva alla follia lavorativa pur di avere una maggiore fortuna economica. La soluzione sta nel fatto che ognuno di noi dovrebbe mettere dei puntelli, dei paletti. Oggi molti parlano di efficienza sul lavoro e questa parola significa fare il massimo nelle 8/9 ore che ti sono concesse. Purtroppo molte persone si sentono realizzate in ambiente lavorativo e non si interessano dell’ambiente familiare. La società di oggi non ti consente di fermarti nemmeno a guardare il cielo. Se ciascuno di noi riassaporasse certi valori sarebbe il primo a dare un chiaro segnale, come fa la piccola Anna».

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