Un superbo lavoro storico sceneggiatura con alcune crepe

UDINE. «Come fa un uomo normale a diventare imperatore? Ho voluto indagarlo, perché in fondo ogni uomo vorrebbe esserlo», è stata la sottolineatura del regista cinese Lu Chuan dal palco del Teatrone. E così rimane impresso questo interrogativo, mentre ci si accinge alla visione del film; le prime inquadrature rivelano una fotografia superba, con esterni in campo lungo che ricordano gli atmosferici paesaggi della tradizionale pittura cinese. La scena lascia subito spazio al protagonista, l’imperatore di umili natali Liu Bang, fondatore della dinastia Han, che nei suoi ultimi giorni di vita è ossessionato mentalmente dai momenti drammatici che hanno puntellato la sua ascesa al trono; nefandezze, tradimenti, l’eliminazione sistematica degli avversari, sono i mezzi di cui si è servito per assicurarsi il potere assoluto. Dall’accuratezza di costumi, armature, scenografie e della riproduzione del cerimoniale di corte, si evince il grande lavoro di documentazione storica del regista. La sceneggiatura rivela invece alcune crepe; il taglio volutamente visionario e onirico non lascia molto spazio all’approfondimento psicologico dei personaggi, ed è difficile immedesimarsi con qualcuno dei protagonisti della saga storica. Alla fine, il quesito rimane irrisolto.
Germana Snaidero
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