Un friulano nell’inferno di Taiz con Medici senza frontiere

L’ingegnere Michele Trainiti coordina i soccorsi nella zona sud dello Yemen. La scorsa settimana sono arrivati due camion carichi di forniture mediche

UDINE. Dopo cinque mesi di intensi negoziati con i funzionari, l’organizzazione medico-umanitaria Medici senza frontiere, è riuscita la scorsa settimana a ottenere il permesso di far arrivare due camion carichi di forniture mediche essenziali nella zona assediata della città di Taiz, nel sud dello Yemen.

Posti di blocco e violenti scontri hanno impedito che gli aiuti umanitari giungessero nell’enclave assediata sin da agosto, ultima volta in cui gli ospedali della zona hanno ricevuto forniture mediche. Carenze gravissime, che hanno comportato l’interruzione delle attività di chirurgia e di soccorso ai feriti in diverse occasioni.

Tra i volontari dell’ong, anche l’ingegnere friulano Michele Trainiti, che dallo scorso dicembre coordina l’azione di Msf proprio a Taiz: «Martedì - racconta - siamo arrivati nella zona di Al Hurair, nel quartiere di Al Houban a Taiz, dopo aver ricevuto una chiamata da un nostro contatto della zona: un attacco aereo aveva colpito alcuni bambini e un insegnante ed era necessario il nostro supporto per soccorrere i feriti».

Uno scenario terribile quello che si è trovato di fronte Trainiti, quarant’anni, dal 2008 logista per Msf: «Secondo le madri di due bambine ferite e alcuni passanti, dieci bambini e un insegnante sono morti e tre sono rimasti feriti nell’attacco, probabilmente diretto a un carro armato poco distante». L’area è una linea del fronte pericolosa, dove avvengono scontri pesanti e continui.

«Quando siamo arrivati, era una landa desolata senza costruzioni», spiega ancora il volontario friulano, che ha alle spalle anche esperienze in Colombia, Sud Sudan, l’Etiopia, il Myanmar e Sierra Leone, dove ha operato in concomitanza con il picco pandemico dell’ebola.

«Si vedeva solo un carro armato in fiamme, alcuni quaderni distrutti a terra e fogli dappertutto. Gli abitanti della zona hanno detto che i bambini feriti erano stati trasportati nell’ospedale di Al Rufai. Sulla strada per l’ospedale abbiamo incontrato due famiglie su una moto con due bambine ferite che erano state dimesse dall’ospedale e tornavano verso casa. Le ragazze erano ancora coperte di sangue, avevano ferite da schegge per l’esplosione, stavano soffrendo e una di loro era in un visibile stato di shock. Abbiamo parlato con la famiglia e scoperto che i bambini non erano stati vaccinati contro il tetano, pertanto abbiamo deciso di indirizzarli verso l’ospedale di Msf per madri e bambini a Taiz».

Gli yemeniti che vivono in queste zone assediate densamente popolate raccontano che il cibo, l’acqua potabile e il carburante scarseggiano sempre di più e i prezzi dei beni essenziali sono enormemente aumentati.

Un’équipe dell’ong sta lavorando a Taiz dal maggio scorso fornendo assistenza medica alle vittime del conflitto in corso, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. «Nella sola Taiz abbiamo curato più di 5.307 feriti di guerra», aggiunge Karline Kleijer, responsabile di Msf per l’emergenza in Yemen.

«Tuttavia, negli ultimi mesi, accedere a questa specifica enclave della città con forniture mediche è stato impossibile. Le scorte mediche che abbiamo portato, che comprendono drenaggi toracici, farmaci anestetici, flebo, suture e antibiotici, saranno di supporto agli interventi salvavita negli ospedali».

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