Un friulano nell'inferno del Burkina Faso: "Scampato alla morte per un colpo di fortuna"

UDINE. Ha visto morire la gente a pochi metri da lui. Negli occhi ha ancora l’immagine della sparatoria, le vittime a terra, il sangue, le fiamme. Ermenegildo Toso, 59 anni, residente a Ruda assieme alla moglie Ornella, venerdì sera, quando è iniziato l’attacco terroristico, rivendicato da Al Qaida nel Maghreb islamico, stava bevendo un aperitivo in un locale a due passi dal caffè Cappuccino di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, poco distante dall’hotel Splendid, bersaglio dell’attentato.
Assieme ad Ermenegildo c’era l’amico Albano Glerean, che risiede a Manzano. Ora sono bloccati nella capitale del Burkina Faso, in attesa di poter tornare in Italia.
Qualche giorno fa erano volati a Ouagadougou per lavoro, un sopralluogo per verificare la possibilità di aprire un’azienda di import-export. Quando è scoppiato l’inferno, Ermenegildo, conosciuto in paese come Gianni, era in cassa. Stava aspettando il resto. Cinque minuti che gli hanno salvato la vita. «Mi trovavo a trenta metri dall’hotel Splendid, al Palm Beach Hotel – racconta al telefono, con la voce che trema -. Stavo bevendo un aperitivo a pochi passi dal Cappuccino. Sono andato in cassa a pagare, non avevano il resto e mi hanno fatto aspettare. Questione di cinque minuti.
Se non avessero tardato mi sarei trovato davanti al caffè Cappuccino e ora non sarei al telefono a raccontare questa orribile esperienza. Ricordo che ad un certo punto ho sentito una serie di colpi. All’inizio pensavo fossero fuochi d’artificio, poi mi sono reso conto che erano spari. Ho visto partire i proiettili. Il titolare del locale ci ha fatti entrare in cucina. Il signore che era seduto al tavolino vicino al mio è morto, colpito da una pallottola. Se penso che eravamo a tre metri dalla veranda del Cappuccino mi vengono ancora i brividi».
Un’esperienza che lascerà il segno nella vita di Toso. «La gente urlava e scappava – il drammatico racconto del friulano -. Hanno ucciso uomini, donne e bambini, senza pietà. Continuavano a sparare. Il gestore del locale, dopo averci fatti entrare in cucina ci ha fatti uscire in giardino, assieme ai dipendenti. Siamo scappati. Ho vagato per le strade della capitale tutta la notte.
Mi sono allontanato dal centro senza sapere dove stessi andando. Questa mattina (ieri, per chi legge) sono riuscito a rintracciare il mio collaboratore. Ci hanno portati prima nello stadio e poi in albergo. La speranza è di tornare a casa prima possibile. Ero qui anche quando c’è stata l’insurrezione popolare contro il presidente ma una cosa simile non l’avevo mai vissuta. Sentire il rumore dei proiettili e delle esplosioni è impressionante». Toso ha cercato disperatamente di mettersi in contatto con la moglie Ornella Rigonat, responsabile dell’ufficio ragioneria del Comune di Fiumicello.
«Sono riuscito a dirle soltanto di non preoccuparsi e che non ero stato ferito. Non ho ancora sentito le mie due figlie. Ho cercato di dormire ma quando chiudo gli occhi vedo ancora i proiettili che passano poco distante da me. Sono stato miracolato, ho avuto paura di non poter rivedere più la mia famiglia».
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