Un doppio libretto all’ateneo di Udine per chi cambia sesso - Video

UDINE. «È un traguardo del quale siamo enormemente orgogliosi». Mentre lo afferma, Fabiana Fusco delegata alla didattica dal Rettore dell’Università di Udine, non nasconde la sua commozione.
Il traguardo di cui parla è di quelli che segnano una svolta civile importante, perché dal 22 novembre di quest’anno, infatti, all’Università di Udine è possibile ottenere un doppio libretto con un nome diverso da quello anagrafico, messo a disposizione delle persone che si trovino in una fase di transizione dovuta a una richiesta di cambio di sesso.
Una pratica effettiva in pochissimi altri atenei italiani, di cui si è parlato ieri sera durante l’incontro “Identità in Transizione: strumenti per promuovere il benessere delle persone transessuali” organizzato dall’associazione Iris e inserito nel calendario della commissione Pari Opportunità Comune di Udine Passi Avanti 2016.
«Mi rammarico del tempo che abbiamo perso in questi due anni – ha continuato Fusco durante l’evento che si è svolto ieri a Palazzo Garzolini Di Toppo Wasserman – perché abbiamo voluto che il processo per approvare la delibera fosse compiuto nel migliore dei modi. Saremmo potuti arrivare prima a questo risultato, ma ci tenevamo che fosse fatto tutto correttamente, con un quadro normativo chiaro, e infatti l’approvazione è arrivata all’unanimità del senato accademico».
L’Ateneo di Udine aveva inizialmente provato la strada del libretto unico, scontrandosi però con la legislazione. «Non è stato possibile intraprendere il percorso a cui avevamo pensato inizialmente – ha sottolineato Renata Kodilja, presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo – ma siamo fieri del fatto che grazie alla pratica della carriera alias, la nostra città raccolga con molto anticipo l’istanza dovuta al rispetto del diritto di ogni studente all’identità».
Questa pratica s’inserisce all’interno delle attività del Comitato di garanzia, che includono anche le funzioni antimobbing, contro le discriminazioni e quelle riferite al benessere. A raccontare le loro esperienze dirette, relative anche soprattutto alle difficoltà incontrate in ambito universitario, Gabriele Belli, attivista transessuale diventato noto per aver partecipato al Grande Fratello 10 e Gianmarco Negri, avvocato e impegnato in vari progetti per il benessere delle persone transessuali.
«Sono approdato quando avevo già 35 anni al mio percorso di transizione – ha ammesso Belli – perché anche se ero pronto, da molto non trovavo le informazioni necessarie. Allora ho cominciato a fare attivismo e mi sono accorto che c’era un problema di comunicazione anche da parte nostra, perché l’orgoglio portato avanti con rabbia giustifica i muri alzati dagli altri».
La svolta per lui è arrivata con la partecipazione al Grande Fratello. «Ho voluto fare quest’esperienza, perché sapevo che così avrei potuto dar voce a chi come me stava affrontando la transizione, eppure quando sono uscito dalla casa non ero più un manager, come quando vi ero entrato, ma ero solo un transessuale e la prima proposta che mi è stata fatta è stata per un film porno».
Un esempio che tratteggia l’ignoranza e l’inadeguatezza della società italiana di fronte ai diritti inviolabili all’identità di ognuno. La testimonianza dell’avvocato Gianmarco Negri è invece stata fondamentale per accertare la necessità della pratica intrapresa dall’Ateneo friulano.
«Quando ho dovuto sostenere l’esame di diritto civile e il professore ha trovato disparità tra il nome sul mio libretto e la mia fisicità, mi ha lasciato in un angolo dell’aula per tutto il giorno, per poi rifiutarsi di interrogarmi. Non dimenticherò mai il disagio che ho provato quel giorno».
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