Un brioso Shakespeare fa lezione

“A cup of tea” intrattiene il giovane pubblico udinese
epa000417825 National Portrait Gallery handout released on Friday, 22 April 2005, of The Flower Portrait of William Shakespeare, one of the most famous portraits of the Bard which art historians have disagreed about its origins. Owned by the Royal Shakespeare Company, the painting bears the inscription 1609. But not everyone has been convinced that the portrait was from Shakespeare's lifetime. Now experts at the National Portrait Gallery have confirmed that it is a fake. Through scientific analysis, they have discovered that it dates back to the early 19th Century. EPA/National Portrait Gallery UK AND IRELAND OUT
epa000417825 National Portrait Gallery handout released on Friday, 22 April 2005, of The Flower Portrait of William Shakespeare, one of the most famous portraits of the Bard which art historians have disagreed about its origins. Owned by the Royal Shakespeare Company, the painting bears the inscription 1609. But not everyone has been convinced that the portrait was from Shakespeare's lifetime. Now experts at the National Portrait Gallery have confirmed that it is a fake. Through scientific analysis, they have discovered that it dates back to the early 19th Century. EPA/National Portrait Gallery UK AND IRELAND OUT

SCUOLA MEDIA ELLERO. Direttamente dalla Scozia un brioso Shakespeare intrattiene il giovane pubblico raccontando curiosi aneddoti della sua vita, citando e interpretando alcuni versi delle sue opere più famose. Nella tournee italiana della compagnia teatrale scozzese “Charioteer Theatre”, giunta alla seconda tappa, uno spigliato Stefano Guizzi tiene impegnato e attento il pubblico. In una scena spoglia l’attore comincia a dialogare con gli spettatori, seguendo il copione di Laura Pasetti, mentre aspetta che il fischio del bollitore gli annunci che il tè è pronto. Dopo un’iniziale parte in inglese, il protagonista ragiona sulla possibile origine italiana del suo nome. Alcuni studiosi sostengono, infatti, che Shakespeare non sia nato a Stratford upon Avon da John Shakespeare e da Mary Arden, bensì a Messina dal dottor Giovanni Florio e dalla nobildonna Guglielma Crollalanza da cui avrebbe preso il cognome. Il drammaturgo sostiene, infatti, che, in seguito all’emigrazione a Londra, la traduzione sia stata abbastanza semplice e immediata: crolla, scrolla, shake e lanza, lancia, speare, da cui Shakespeare. L’attore, oltre a citare alcuni brani dal Riccardo III, da Giulietta e Romeo, dall’Amleto, dall’Enrico V e da Misura per Misura, fa alcune riflessioni. Interessante la sua posizione riguardo alla traduzione; “Shakespeare” sostiene, infatti, il legame tradurre/tradire e sottolinea il fatto di quanto sia difficile questa arte. Secondo l’attore, infatti, è quasi impossibile tradurre un brano senza tradire la sua reale essenza e per farlo bisogna essere dei veri artisti. Altre importanti riflessioni sono quella riguardante il sottile confine tra morte e vita e la relativa importanza che quest’ultima può assumere a seconda delle diverse persone. Stimolanti anche le osservazioni riferite alla frase “All the world’s a stage” secondo le quali la nostra vita è tutta uno spettacolo da cui si esce solo con la morte.

La tournee ha poi fatto tappa a Cervignano del Friuli, da dove la compagnia ha proseguito verso il Veneto e ha raggiunto poi l’Emilia.

Francesco Angeli

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto