Un angelo friulano nell’inferno del virus: «Impatto a Brescia sconvolgente»

REANA DEL ROJALE. Nel cuore dell’epidemia da coronavirus sia per fare esperienza professionale, sia per spirito di volontariato.
Sono questi gli elementi che hanno spinto Elisa Nanino, 34enne medico del Rojale specializzato in geriatria, a mettersi a disposizione per l’emergenza sanitaria.
Dopo aver partecipato alla selezione nazionale dei medici per l’attuale problema del Covid-19, Nanino è partita per portare le sue specialità e competenze a Brescia, dove si trova da alcuni giorni.
«Ho deciso di dare la mia disponibilità – spiega al telefono – poiché in Friuli mi sentivo inutile in quanto a San Daniele, dove operavo, i casi di Covid-19 erano pochi e c’era molto più bisogno di aiuto in altre zone di Italia».
Nanino opera sul territorio bresciano con visite domiciliari due giorni la settimana e con interventi nelle case di riposo per altri tre giorni.
«Il sabato invece mi dedico alle ricerche epidemiologiche, mentre la domenica aiuto le guardie mediche», spiega.
L’operato di Elisa durerà complessivamente tre settimane, per cui non c’è un attimo di sosta.
«Il primo impatto con questa realtà lombarda è stato sconvolgente – afferma la professionista friulana –, perché la situazione era davvero grave. Ora sta lentamente migliorando, ma fino a pochi giorni fa c’era il collasso».
Elisa Nanino spiega che nel corso delle visite domiciliari le capita di visitare persone anche giovani che apparentemente stanno bene fisicamente, ma che, appena fatte deambulare, presentano una serie di gravi difficoltà respiratorie.
«È impressionante vedere persone giovani che versano in queste condizioni – spiega –, senza parlare poi di quelle persone che si vede subito che stanno molto male, per cui non possiamo fare altro che chiamare immediatamente l’ambulanza».
Estendendo quindi la visita medica ai familiari del contagiato si scopre che spesso sono anch’essi tutti già infetti.
«Mi è capitato di ricoverare soltanto uomini –racconta ancora – ed è straziante vedere le mogli malate piangere temendo di non rivedere più il marito. Cerchiamo di dare anche conforto morale».
Nelle case di riposo, poi, la situazione è allucinante. «Gli anziani si ammalano tutti perché gli spazi in cui vivono sono molto stretti e perché spesso si tratta di persone affette da demenza senile che girano per le stanze nonostante i divieti. Da qui il rapido contagio di tutti, anche degli operatori sanitari. Cure specifiche non ce ne sono e in molti casi noi non possiamo fare altro che cercare di far soffrire le persone il meno possibile somministrando morfina, ansiolitici, ossigeno e antibiotici».
Elisa Nanino era partita senza paura di venire contagiata dal virus, ma ora invece l’ansia è aumentata. «Finora sto bene e seguo tutti i protocolli di sicurezza, ma la paura di venire infettata esiste. Non mi pento della scelta fatta e rifarei subito questa esperienza, anche perché ho conosciuto colleghi straordinari».
Al rientro presterà la sua opera in Friuli sempre per il problema del Covid-19. «Invito tutti a rispettare le regole – conclude Elisa Nanino –, state tutti a casa e rispettate il distanziamento sociale. Tutto si risolverà, ma la vita non sarà mai più quella di prima, forse sarà anche migliore, chi lo sa, ma mai più uguale a prima».
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