Ulisse torna a casa, l’Ibis eremita rientra dopo 11 mesi di volo

FAGAGNA. Per le sue incredibili peripezie vissute per tornare a casa è stato ribattezzato Ulisse, l’eroe dell’Odissea, dai volontari dell’Oasi dei Quadris di Fagagna. Si tratta di un ibis eremita nato a maggio dell’anno scorso che, pur provenendo da un ceppo di volatili che non migrano più da centinaia di anni, è stato capace di volare da solo fino a “casa” dopo aver percorso migliaia di chilometri. «La storia di Ulisse – spiega Dima Lauzzana, una delle volontarie dell’Oasi –, l’ibis eremita con l’anello nero 035 inizia nel maggio 2017 all’Oasi quando vede la luce e viene cresciuto insieme ai due fratelli dai genitori Stuart, un ibis imprintato, ovvero cresciuto dall’uomo, e dalla compagna, un esemplare non imprintato. A metà settembre, il giovane Ulisse, assieme ai due fratelli e ad altri 21 giovani ibis, tutti nati nello stesso anno, decide di prendere il volo verso sud».
Gli esemplari presenti nell’Oasi di Fagagna non dispongono di alcun dispositivo elettronico per seguirne i movimenti ma vengono semplicemente dotati di un braccialetto a spirale verde su una zampa e anello nero sull’altra. «Agli inizi di ottobre – prosegue Lauzzana – Ulisse viene segnalato in Calabria, a Soveria Mannelli, insieme ad altri 14 dei suoi compagni, tra i quali il fratello. L’altro fratello, invece, trovato ferito a un’ala, viene ricoverato al Cras di Catanzaro dove purtroppo, nonostante le cure, muore il 5 ottobre 2017».
Fino a dicembre nessuna traccia: «prima della fine dell’anno – racconta ancora la volontaria – Ulisse viene segnalato e fotografato in Corsica insieme ad altri 3 compagni destando l’entusiasmo degli ornitologi e della stampa locale». Da lì gli ibis fagagnesi tornano in Italia, in Sardegna: sull’isola però gli ornitologi non sono riusciti a leggere i numeri di identificazione, ma solo a notare che si trattava di esemplari friulani per il fatto che indossavano i due braccialetti identificativi. «Che cieli abbia solcato e su quali prati abbia zampettato in cerca di cibo il nostro Ulisse da allora – racconta ancora Lauzzana –, nessuno lo sa, fatto sta che nei giorni scorsi ce lo siamo trovato appollaiato sopra la voliera che era stata la sua casa natale, tranquillamente insieme agli altri ibis della colonia stanziale dell’Oasi di Fagagna. Come se non fosse mai partito».
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