Udine senza discariche, il 22 chiude l’Ifim

UDINE. Cerchiate sul calendario la giornata di martedì 22 ottobre. Infatti, fra diciannove giorni, Udine diventerà una città senza discariche.
È il decreto regionale del 14 novembre del 2012 a sancire la chiusura della Ifim di San Gottardo, appunto l’ultima discarica presente nel territorio comunale. E questa volta nessuna proroga consentirà ai camion di sversare immondizie sul greto del torrente Torre.
Resta però il nodo conferimenti: con una percentuale di differenziata al 66,6%, c’è ancora una frazione di rifiuto solido urbano da trattare. Al momento la Net porta l’indifferenziata in parte nell’inceneritore di Trieste e in parte fuori regione (soprattutto a Bergamo).
La discarica di San Gottardo ha beneficiato di quattro proroghe alla chiusura. Tutta colpa del calo dei conferimenti che non ha consentito il raggiungimento della baulatura in tempo e quindi il completamento dei 78 mila metri cubi di spazio a disposizione dell’impresa.
Ma ora lo stop arriva dalla Regione, ente cui spetta pure la competenza in materia dopo l’abrogazione della legge che lo affidava in parte alla Provincia (ora palazzo Belgrado non può più neppure rilasciare gli atti).
E alla Ifim non resta margine di manovra. L’impresa è quindi costretta a riportare la superficie a prato, piantumando alberi tutt’intorno all’area. C’è poi l’obbligo di manutenzione della fase “post mortem” della discarica che prosegue per 30 anni.
«La chiusura della Ifim è una di quelle notizie che 30 o 40 anni fa sarebbero state accolte diversamente – premette Enrico Pizza, assessore all’Ambiente del Comune di Udine – invece ora possiamo gioire. Perché il conferimento in discarica è diminuito in modo sostanziale, sicuramente anche per effetto della crisi economica. E in questo senso la gran parte del merito va all’impegno dei cittadini che ha consentito l’aumento della differenziata. Una buona pratica che ha determinato il modo di gestire i rifiuti».
Resta però un’incognita. Senza discariche la città è in balia del mercato. «È chiaro che il problema è aperto – prosegue Pizza –, ma esistono strutture ad hoc. Ripeto, forse qualche anno addietro sarebbe stato impossibile un cambiamento di questo genere, ma la sensibilità sta cambiando ed è evidente nei numeri».
Più rassegnato l’omologo provinciale, Carlo Teghil, che guarda all’immediato futuro: «Dovremo trovare un altro posto dove andare». Il Wwf non poteva che accogliere la notizia con un ampio sorriso. Ma il presidente regionale Roberto Pizzutti tiene sempre alta la soglia d’attenzione: «Quella discarica doveva essere chiusa già da anni e ora vogliamo verificare come e in quanto tempo sarà conclusa la baulatura. Perché dopo anni di sfruttamento degli argini del torrente Torre, ora è fondamentale l’operazione di ripristino paesaggistico – spiega –. Nell’immediato non possiamo che essere felici della notizia, sperando che sia anche la fine delle pene per il torrente Torre».
È aperta l’incognita sul futuro. «Resta il pensiero di dove mettere i rifiuti della città – continua Pizzutti –. La migliore chance a nostra disposizione è l’aumento della frazione differenziata. Il Wwf ha un progetto che nel giro di 7 anni riesce a portare a zero la quantità di rifiuti indifferenziati. Una strada da percorrere anche perché Udine è ancora lontana dalle città virtuose: fermi al 66,6% dobbiamo fare molta strada prima di raggiungere l’82% di Pordenone».
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