Udine ostaggio dei treni, Mansi non arretra: «Torno in tenda nonostante le minacce»
Tensione altissima in via del Bon: dopo l'aggressione notturna, il consigliere PD sfida le istituzioni e convoca Fedriga per il 2 maggio. Sos inquinamento: il dottor Canciani annuncia uno studio shock sulla salute dei residenti. Pronta la marcia cittadina a ottobre: «Basta promesse, rischiamo di aspettare fino al 2070»

Le sbarre che scendono, il treno che passa, il traffico che si ferma. L’immagine simbolo dei passaggi a livello in città si materializza nel bel mezzo della manifestazione convocata dal consigliere comunale Matteo Mansi in via del Bon, dopo una notte segnata da violenze e minacce nei confronti dello stesso consigliere comunale, che ha poi formalizzato la denuncia alle forze dell’ordine. Davanti ai presenti, l’esponente del Pd ha rilanciato la mobilitazione invitando pubblicamente il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, al prossimo incontro del 2 maggio e annunciando, senza risposte concrete, una marcia cittadina a ottobre.
Al presidio hanno partecipato diversi cittadini, tra cui il pneumologo Mario Canciani, che ha posto l’attenzione sulle ricadute sanitarie dell’inquinamento. «Viviamo in un contesto di non benessere», ha esordito Mansi, ricordando come le centraline registrino più volte valori oltre i limiti consentiti. Canciani ha inoltre annunciato l’intenzione di avviare uno studio scientifico per confrontare lo stato di salute dei residenti con quello di altre aree udinesi, così da avere dati chiari e aggiornati su cui basare eventuali interventi.
Mansi ha quindi chiarito il senso della mobilitazione: «Non siamo qui per protestare, ma per costruire un percorso». Il tutto è nato con la tenda, recentemente danneggiata (dopo le minacce di morte ricevute già nelle serate precedenti), e che ora punta a consolidare una speranza: «Abbiamo acceso una fiammella, ma serve continuità per vincere». Il consigliere ha confermato che da lunedì tornerà a dormire sul posto, denunciando una situazione definita «una tragedia», aggravata da passaggi a livello spesso chiusi e disagi continui che incidono sulla quotidianità dei residenti. Dure le critiche alle istituzioni: nel mirino i ritardi, l’assenza di un cronoprogramma e il mancato confronto. «Si parla di lavori al 2044, ma arriveremo al 2070», ha detto, denunciando anche la mancanza di tavoli tecnici e chiarimenti sulla nomina di un commissario straordinario. Attacchi anche alla politica locale e regionale (sia di destra che di sinistra), accusata di scarsa presenza sul territorio e di non aver dato risposte concrete negli ultimi anni.
Tra le proposte, anche l’ipotesi di ripensare l’area con soluzioni radicali, come l’idea del parco al posto della ferrovia, con possibili benefici in termini di vivibilità e attrattività. Intanto la mobilitazione prosegue, avendo raccolto circa 500 firme per chiedere le dimissioni dell’assessore regionale Cristina Amirante.
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