Udine, blitz di Legambiente contro la cementificazione del canale di Trivignano: «Pericolo per animali e persone»

Manifestazione in via Baldasseria Bassa contro i lavori del Consorzio di Bonifica. Nel mirino la posa del cemento: «Aumenta il rischio annegamento e si uccide la biodiversità»

Simone Narduzzi

 

Cemento che appiana i ricordi, oltre che le sponde e il fondale del canale di Trivignano, solco sempre più artificiale che dalla città porta al paese omonimo, passando per Pradamano e Pavia di Udine. Il tratto urbano è quello che fende via Balsasseria Bassa tagliando, in perpendicolare, via Marsala, là dove un tempo l’acqua scorreva in sinergia con l’uomo.

Lavori nel canale di Trivignano, protesta di Legambiente Udine: "Si cementifica tutto, siamo tornati indietro di 40 anni"

«Qui c’era il lavatoio, ci venivo con mio fratello più grande a giocare e lui, coi suoi amici, faceva il bagno. Mio padre, invece, metteva l’anguria dentro un sacco che poi immergeva nel canale, in modo da rinfrescarla: poi ci ritrovavamo tutti sul bordo e la mangiavamo». Bucolico scenario, anacronistico – ormai – quadretto descritto con dovizia di particolari da Valentina Cossaro, una delle persone che mercoledì, 4 marzo, hanno preso parte al sit-in di protesta organizzato dal Circolo Legambiente di Udine contro la cementificazione del canale ad opera del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, il cui scopo finale è quello di migliorare la gestione della risorsa idrica.

L’opera, stando a quanto rilevato dal gruppetto di pacifici manifestanti accorso all’appuntamento, minaccia non solo la tradizione, la storia dei luoghi solcati dal canale, ma anche lo stesso ambiente.

A spiegarlo nei dettagli è stato il referente, Marino Visintini: «Gli sbancamenti delle sponde a Udine e nei Comuni contermini stanno modificando la morfologia dell’ambiente, portando a un grave pericolo di annegamento, per la fauna selvatica che, soprattutto nelle ore notturne, si muovono per la pianura, ma anche per le persone. Non vi è infatti nessuna forma di risalita e ci risulta che non siano previste delle recinzioni. Un’altra opera simile attraversa la Fiera di Udine – l’esempio portato a fondamento della tesi –: lì perdono la vita almeno dieci caprioli all’anno».

Da qui la denuncia, di fatto una richiesta per interventi che tengano maggiormente in considerazione la salvaguardia dell’ambiente circostante: «L’approccio impiegato qui – le parole di Visintini – mi ricorda tanto quello che si faceva trenta, quaranta anni fa, quando si buttava cemento ovunque. Già da un po’ di tempo, ormai, si parla di tutela della biodiversità e si stanno anche cercando di eliminare quelle opere in cemento costruite in passato, anche per ridare vita ai canali, che altrimenti diventano semplici canali di scolo. Senza contare che adesso l’acqua scorrerà più velocemente, senza venire assorbita dal terreno, costituendo quindi una potenziale minaccia. Mi stupisco che certi esponenti politici non si siano interessati alla vicenda».

Fra i partecipanti alla protesta, c’era anche Giorgio Ganis, simpatizzante di Legambiente: «Quest’opera migliorerà le risorse idriche, ma peggiorerà la gestione dell’ambiente». Della serie: il gioco vale davvero la candela? Per il manifestante, no. Né tantomeno per la signora Cossaro, un tempo residente nella zona del Gervasutta: «In passato mia mamma e le vicine, il lunedì, venivano qui a fare il bucato, era un momento di ritrovo. Si andava poi in bici sull’argine, mentre i cani venivano mandati a fare il bagno. Anche più di recente, venivano organizzate le passeggiate di inizio primavera per raccogliere le violette».

Ora, al posto dei fiori a trovare spazio è, per l’appunto, il cemento. Anche in via Baldasseria Bassa, dove i lavori procedono a vista d’occhio. Qui, la cementificazione è in atto proprio in questi giorni: operai e macchinari agiscono scavando, ripulendo. Sistemando ma anche estirpando, stando al pensiero di chi ha voluto mettere la propria voce al servizio dell’ambiente.

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