Udine, nasce Casa Carrà: un rifugio sicuro contro violenza e discriminazioni

Inaugurato in via Grazzano il nuovo appartamento per l'accoglienza di persone Lgbtqia+ in emergenza abitativa. Il progetto di Arcigay e Centro Balducci offre due posti letto e un percorso multidisciplinare verso l'autonomia. L'allarme del presidente Iannaccone: «Troppi alloggi sfitti in città, l'abitare è un diritto di tutti»

Rosalba Tello

Da oggi la comunità Lgbtqia+ potrà contare su un nuovo servizio di accoglienza abitativa dedicato a persone maggiorenni che vivono in condizioni di emergenza a causa di violenze in famiglia, maltrattamenti o discriminazioni. Ideato da Arcigay Udine Fur Aps e realizzato nell’ambito del bando europeo “Power”, il progetto presentato a Casa Carrà rimpiazza la precedente esperienza di accoglienza “Villa Carrà”, prima struttura del territorio dedicata all’accoglienza di persone Lgbtqia+ vittime di violenza.

«Dopo la sua chiusura nel 2023, abbiamo voluto recuperare e rilanciare il servizio di tutela, aprendo un nuovo appartamento con due posti letto – ha detto José Ignacio Quintana Vergara, responsabile dei servizi alla persona di Casa Carrà – non solo un tetto, ma un percorso di accompagnamento, da parte di un’equipe multidisciplinare (legale, psicologica, sanitaria, educativa, sociale), verso l’autonomia lavorativa e abitativa, in un ambiente sicuro e riservato messo a disposizione dal Centro Balducci».

Il nuovo servizio si affianca ad altri due inaugurati nell’ultimo anno nello stesso spazio, in via Grazzano 57. Come ha spiegato Sara Rosso, presidente di Arcigay Udine Fvg, si tratta del Centro antidiscriminazione, aperto dal lunedì al venerdì con due operatrici sociali sempre a disposizione, e il Check Point, attivo una volta alla settimana, che offre counseling di natura sessuale e test per le infezioni sessualmente trasmissibili. L’accoglienza è già partita: i due posti letto sono attualmente occupati e la lista d’attesa di persone vulnerabili si sta allungando.

«In questi ultimi tempi stiamo registrando un problema molto serio: il tema dell’abitare – ha osservato Paolo Iannaccone, presidente del Centro Balducci – non riguarda solo gli stranieri, ma anche persone fragili del nostro territorio che non possono permettersi un alloggio. È un nodo che va affrontato con una riflessione collettiva, perché non è pensabile che qualcuno resti senza una casa quando a Udine esistono così tanti appartamenti sfitti: il diritto all’abitare è il primo passo per restituire dignità alle persone».

Presente all’inaugurazione anche Arianna Facchini, assessora alle Politiche giovanili e Pari opportunità, che ha sostenuto la nascita del centro e di Casa Carrà: «È sempre una buona notizia quando la città si arricchisce di un nuovo servizio, in particolare se destinato all’utenza più vulnerabile. Questo accompagnamento richiede un approccio integrato da parte dei servizi pubblici e del terzo settore, ma anche un’altissima specializzazione: anni di formazione e lavoro sul territorio». 

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