Caso accordo elettorale archiviato: Salmè e Perissutti attirano il centrodestra ed evocate azioni legali

Il duro attacco dei leader di "Io Amo Udine" dopo la decisione del Gip Camilla Del Torre: «Iniziativa giudiziaria che ha solo diviso l'opposizione e favorito De Toni»

Il vero obiettivo dell’esposto in Procura – archiviato martedì – da parte di dodici consiglieri comunali del centrodestra «eravamo noi di Io Amo Udine» e non «il sindaco Alberto Felice De Toni». Lo scopo non era soltanto quello di «ottenere per via giudiziaria una rivincita rispetto alla sconfitta elettorale del 2023», ma anche di «estrometterci dalla scena politica» con l’unico risultato «di dividere l’opposizione».

Udine, archiviata l’accusa di corruzione elettorale contro il sindaco De Toni

Le accuse, anzi veri e propri affondi, sono quelli di Stefano Salmè, leader della civica di destra, e della moglie – nonché ex assessore ai tempi di Pietro Fontanini e presidente del gruppo– Daniela Perissutti, nel day after la decisione del gip Camilla Del Torre di archiviare l’esposto sul presunto caso di accordo elettorale con l’attuale primo cittadino. Di più, i due spiegano che se politicamente sarà la direzione cittadina del partito a decidere come muoversi, da un punto di vista legale le eventuali conseguenze sono in corso di valutazione assieme al loro legale, Giovanni Adami.

«L’ordinanza con la quale il gip ha disposto l’archiviazione del procedimento sul presunto accordo elettorale De Toni–Salmè mette fine a una vicenda grottesca che, non va mai dimenticato, ha provocato profonde ferite alla reputazione delle persone coinvolte – sostengono –. Come abbiamo evidenziato anche nella nostra memoria difensiva, a nostro giudizio la genesi del romanzo accusatorio costruito dai dodici consiglieri comunali di centrodestra risiede nel goffo tentativo di ottenere, per via giudiziaria una rivincita rispetto alla sconfitta elettorale del 2023. Incapace di una seria presa di coscienza delle reali responsabilità di quel tonfo elettorale, una parte del centrodestra udinese ha cercato la facile scorciatoia del capro espiatorio».

Per inciso, continuano Salmè e Perissutti «negli ultimi due anni la collaborazione del nostro movimento con tutti i consiglieri di opposizione era diventata progressivamente più stretta ed efficace, tanto da mettere in difficoltà, in diversi momenti, l’amministrazione De Toni». Ed è proprio qui, è la teoria, che emerge «non soltanto una grave contraddizione, ma anche un evidente errore politico: mentre in Consiglio e al di fuori di esso collaboravamo proficuamente con il centrodestra, continuava a produrre i suoi effetti un’iniziativa giudiziaria originata dall’esposto di dodici suoi consiglieri, che abbiamo sempre interpretato come un tentativo di estrometterci dalla scena politica».

Nella più classica, proseguono i due esponenti politici, «delle eterogenesi dei fini, l’iniziativa giudiziaria di una parte del centrodestra ha finito per dividere l’opposizione, favorendo proprio l’amministrazione De Toni». Perché, è appunto la convinzione, «chi immagina di individuare nel sindaco De Toni l’obiettivo principale, considerando noi quelle che in gergo militare vengono definite “vittime collaterali”, commette, a nostro giudizio, un grossolano errore di valutazione». La convinzione, nel dettaglio, è che «l’ostilità di una parte del centrodestra udinese nei nostri confronti sia diventata talmente profonda che neppure due richieste di archiviazione della Procura sono bastate a placare quella che appare come una vera e propria sete di rivincita per la sconfitta elettorale del 2023, accompagnata dalla fine di molte ambizioni personali».

Anzi, «proprio nel giorno in cui è stata disposta l’archiviazione del procedimento, due consiglieri hanno annunciato l’intenzione di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione: non ci stupiremmo, vista la non comune abilità dimostrata nella costruzione di romanzi accusatori, se decidessero di rivolgersi anche all’Onu o alla Corte penale internazionale».

Dopo aver ricordato, poi, la vicenda giudiziaria a partire dalle considerazione del precedente gip dell’agosto 2025, i due arrivano alla considerazione secondo cui «per due anni e mezzo abbiamo dovuto convivere con accuse gravissime, con insinuazioni sulla nostra onestà e con il tentativo, a nostro giudizio evidente, di trasformare una vicenda politica in un caso giudiziario capace di travolgere la reputazione delle persone coinvolte», ma «adesso quel castello di fantasie è crollato».

Ma c’è una questione «che non può essere elusa: chi ha formulato accuse tanto gravi nei confronti di altri deve oggi confrontarsi con l’esito degli accertamenti giudiziari e rispondere politicamente della fondatezza delle proprie iniziative». La credibilità, continuano, «non è una prerogativa che si può pretendere per sé mentre si mette in discussione quella degli altri». Le questioni legali «relative alla tutela della nostra reputazione saranno oggetto di valutazione con il nostro avvocato, Adami, che ringraziamo per avere dimostrato, ancora una volta, non soltanto la sua grande professionalità, ma anche l’amicizia che ci lega». Quelle politiche «di quella che consideriamo un’aggressione alla comunità di “Io Amo Udine” saranno invece valutate dalla direzione cittadina, già convocata a questo scopo, e saranno esplicitate, per rispetto del ruolo istituzionale ricoperto da Salmè, nella sede più pertinente: il prossimo Consiglio comunale» in programma lunedì.

La politica, concludono i due esponenti di Io Amo Udine, «è confronto, anche aspro, è scontro di idee, di programmi, di visioni della città», ma quando «il confronto politico viene trasferito sul terreno delle accuse penali, chi sceglie quella strada deve assumersi anche la responsabilità delle conseguenze».

In parallelo, anche la Federazione Quadrifoglio, attraverso i coordinatori cittadini Maria Piani e Alessandro Vigna, ha espresso «profonda soddisfazione per l’archiviazione» dell’esposto contro il sindaco De Toni, Salmè e Perissutti con «l’auspicio che questo esito restituisca serenità e trasparenza al percorso istituzionale decretato dai cittadini con il voto dell’aprile 2023».

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