Alberto Felice De Toni si racconta nel libro autobiografico: «Dalle origini contadine alla guida di Udine»
Il sindaco presenta “Una vita surfando sull’orlo del caos”. Dal bilancio sul primo anno a Palazzo D’Aronco alla ricetta politica per il centrosinistra

La “ricetta” del sindaco Alberto Felice De Toni per migliorare la città si basa anche sul concetto di riformismo comunitario e sulla gestione della complessità urbana. L’obiettivo è trasformare il capoluogo friulano in una città aperta, puntando sulla partecipazione attiva e sulla coesione sociale. Il modello di De Toni supera sia il collettivismo sia il liberismo sfrenato, ponendo la persona al centro e valorizzando la sua realizzazione all’interno della comunità. La vita e la politica come un equilibrio tra ordine e caos. Da qui, il suo metodo di governo e l’obiettivo della felicità.
Durante la presentazione del suo ultimo libro “Una vita surfando sull’orlo del caos” (Guerini e associati editore), il primo cittadino, sollecitato dalle domande del condirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, ha tracciato un bilancio che intreccia la sua parabola personale, accademica e politica, offrendo al pubblico, che ha riempito la sala dello Spazio Villalta, una serie di stimolanti riflessioni sulla situazione attuale del nostro Paese.
In poco meno di 200 pagine, l’ex rettore ripercorre 71 anni di storia: dalle origini povere nel Veneto bianco del dopoguerra fino al pantheon dell’università, alla guida di Palazzo D’Aronco e alle frecciate alla politica nazionale.
Partito da Curtarolo, borgata adagiata sul Brenta, in provincia di Padova, il primo cittadino ha raccontato con orgoglio le sue origini popolari. La famiglia, gli studi, l’esperienza dello scoutismo, l’amore per l’Università e per l’istruzione «lo strumento più potente per cambiare il mondo», e la politica. «Mio nonno e mia madre erano contadini e io andavo in campagna tutti i fine settimana – ha raccontato –. Fatica e tanto sudore. Mia madre e mio padre erano sarti. Con impegno e fatica sono riuscito a studiare e a laurearmi. Questo libro è suddiviso in tre parti: la prima racconta la mia storia biografica, la seconda parla della descrizione di un metodo e la terza della visione di un progetto politico e del riformismo comunitario». L’obiettivo è rimettere al centro dell’azione politica le persone e i loro bisogni esistenziali.
De Toni non ha nascosto che il passaggio da rettore a sindaco non è stato una passeggiata. «La politica è la cosa più difficile – ha spiegato –. Ci sono conflitti, interessi e ideologie. Il consiglio comunale? Una via Crucis. Tutte le volte non vedo l’ora che finisca – ha detto Happy sindic non senza una vena di ironia –. Il primo anno mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Dico sempre la verità e questo è oneroso perché ti esponi. Nella politica molti sono disposti a dire il falso pur di raggiungere il potere. Dobbiamo sempre avere il coraggio di dire la verità».
Infine, l’autore ha indicato tre priorità che un governo di centrosinistra dovrebbe mettere in cima all’agenda per poter battere Giorgia Meloni.
«Il primo punto riguarda il fisco equo – le parole di De Toni – cioè combattere l’evasione permettendo ai cittadini di scaricare ogni tipo di spesa, applicando la cosiddetta fiscalità di contrasto. Poi c’è il piano casa: avviare un grande piano di edilizia e locazione, regolando le distorsioni del mercato e agevolando l’acquisto della prima casa. Infine, la sussidiarietà: stimolare la cura comune dei beni materiali e immateriali, rendendo i cittadini custodi attivi della propria comunità. Libertà, come diceva Gaber, è partecipazione».
Poi i ringraziamenti alla moglie Daniela, ai figli Gregorio e Sebastiano e alla sua famiglia allargata. Il sogno di De Toni? «Una politica sana, capace di riaccendere la speranza anche in chi, per stanchezza o delusione, ha smesso di partecipare».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








