Dalle scuole del Sud America alle fabbriche friulane: il progetto "Back to Italy" di Confindustria Udine

Intesa con gli Its Academy per attrarre i giovani di origine italiana da Argentina, Cile e Uruguay: Pozzo: «Un’urgenza per colmare la mancanza di 100 mila lavoratori»

Mattia Pertoldi

L’emigrazione italiana non soltanto come forma di suadente nostalgia, oppure condivisione di lontani valori culturali, ma soprattutto cinghia di trasmissione di esperienze e capacità tali da poter essere utilizzate dalle aziende friulani.

È questo, con ogni probabilità, il senso più profondo del progetto “Back to Italy” promosso da Confindustria Udine – in collaborazione con l’omonima start-up –, che mette al centro il sistema degli Its Academy e che, appunto, punta alla trasformazione dei legami storici con le nuove generazioni delle comunità italiane in Sud America in nuove opportunità di formazione, lavoro e integrazione.

Una prospettiva, quantomai attuale, che è stata al centro dell’incontro tenutosi a palazzo Torriani tra il numero uno di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, il vicepresidente dell’Associazione, Mario Toniutti, Ester Iannis e Piero Fabris, rispettivamente direttrice dell’ts Academy Udine e direttore esecutivo del Dd Tech Europe dei Salesiani, e Gerardo Sine, amministratore delegato di “Back To Italy”. Assieme a loro, hanno partecipato alcuni rappresentanti di diversi istituti sudamericani: il Talleres Don Bosco di Montevideo, in Uruguay; il Don Bosco di Concepción e Punta Arenas, in Cile; il Pio IX e León XIII di Buenos Aires; le scuole Villada, Massa di San Miguel Di Tucumán e il Colegio San Tomás di Córdoba in Argentina.

L’incontro, in particolare, si inserisce nel progetto “Promozione di attività di orientamento e diffusione delle opportunità formative”, presentato al ministero dell’Istruzione e realizzato dalla rete regionale degli Its con quello di Udine capofila, in partnership con l’Its dell’Alto Adriatico di Pordenone e l’Accademia Nautico Adriatico.

La giornata a palazzo Torriani, tra l’altro, è stata parte di un itinerario a tappe in cui la delegazione sudamericana ha avuto l’opportunità di approfondire i programmi e l’organizzazione dei corsi, le modalità le caratteristiche dei singoli Its, ma anche di conoscere più da vicino sistema produttivo regionale.

«Le finalità del progetto – ha detto il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo – sono quelle di intercettare giovani, soprattutto di origine italiana, inserendoli nelle imprese del territorio. È una necessità urgente perché nei prossimi dieci anni dovremo far fronte a una perdita stimata di circa 100 mila lavoratori in tutta la regione. Il Friuli Venezia Giulia, con oltre 122 mila addetti nel comparto manifatturiero e una forte vocazione industriale, esprime infatti una domanda crescente di profili tecnici qualificati».

E se da un lato queste giornate friulane hanno permesso ai rappresentanti delle scuole sudamericane di venire a conoscenza di percorsi non presenti nei sistemi formativi dei rispettivi Paesi, degli strumenti di sostegno e delle opportunità di inserimento lavorativo in Friuli Venezia Giulia, dall’altro il progetto vanta una particolarità non proprio banale e in grado – almeno in potenza – di differenziarsi da iniziative dello stesso tenore.

Gli enti coinvolti, infatti, prevedono l’accompagnamento completo dei candidati: dalla selezione in loco alla formazione, fino al trasferimento e all’integrazione sul territorio, anche grazie al supporto operativo di “Back to Italy”. Un modo, in poche parole, per riportare a casa gli eredi di chi, tra fine Ottocento e Novecento, è finito all’altro capo del mondo in cerca di fortuna. E che adesso quella vita migliore può trovarla in Friuli e in quelle terre abbandonate dai loro avi, non senza patemi, fatica e dolore.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto