Ucciso per difendere la figlia, sul corpo di Marius sarà effettuata una seconda autopsia
L’esame bis sulla salma di Marius Dorobantu in fase di incidente probatorio. Mercoledì prossimo
l’incarico sarà affidato al professor Carlo Moreschi

Una nuova perizia medico legale per fare piena luce sulle cause della morte di Marius Adrian Dorobantu, il cinquantanovenne di origini romene, che lo scorso 29 maggio tentò di difendere la figlia dalla violenza dell’ex compagno Fabrizio Barberini.
Il giudice per le indagini preliminari Beatrice Arnosti ha accolto la richiesta dell’incidente probatorio formulata dal legale dell’indagato, Giorgio Mazzuccato, per fare luce su quanto accaduto in via Zuccolo, a Porcia. Il presunto responsabile è in cella a Pordenone, da dove continua a respingere l’accusa di omicidio volontario, sostenendo di essersi difeso da un’aggressione da parte del padre dell’ex compagna.
L’accertamento sarà effettuato dal professor Carlo Moreschi, nominato dal tribunale, al quale sarà conferito l’incarico durante l’udienza, che si terrà, in camera di consiglio fissata per mercoledì prossimo.
Dopo le prima ipotesi investigative fondate su un presunto trauma cranico, il quadro emerso a seguito dell’autopsia, eseguita dal medico legale Antonello Cirnelli, ha aperto scenari differenti, fino a chiamare in causa una possibile sindrome asfittica e, più recentemente, persino verifiche legate a un eventuale malore cardiaco. Una successione di ricostruzioni che hanno spinto il giudice per le indagini preliminari ad accogliere la richiesta di incidente probatorio. Anche la difesa della parte offesa, rappresentata dall’avvocato Laura Presot, è concorde sulla necessità di chiarire come siano andati davvero i fatti.
«Siamo soddisfatti perché si ripartirà da zero con un approfondimento tecnico svolto in contraddittorio tra le parti e affidato a un perito nominato dal tribunale, quindi terzo e imparziale», ha riferito Mazzuccato. Secondo il legale l’inchiesta avrebbe cambiato più volte direzione. «All’inizio si parlava soltanto di una morte causata da colpi alla testa e le indagini sono state orientate in quella direzione», ha aggiunto.
«Poi, all’esito dell’esame autoptico si è passati all’ipotesi del soffocamento. Stiamo parlando di ipotesi completamente diverse tra loro: trauma cranico, asfissia e recentemente è stato paventato anche un possibile evento cardiaco».
Il difensore sostiene che i segni riscontrati sul volto della vittima potrebbero avere spiegazioni differenti, compatibili anche a una autonoma caduta all’esterno dell’abitazione dopo la violenta lite.
Dall’altra parte, l’avvocato Presot ha sottolineato come l’incidente probatorio sia stato disposto proprio per chiarire gli elementi emersi a seguito dell’autopsia. «L’ordinanza del Gip affida al professor Carlo Moreschi il compito di accertare quale sia stata l’esatta dinamica che ha condotto al decesso», ha spiegato.
Anche Presot ha ricordato che inizialmente si era ipotizzato un decesso conseguente a un trauma cranico. «Nella relazione successiva all’esame autoptico sono emersi elementi differenti: lesioni a livello della bocca e del naso e la presenza di elementi riconducibili a una sindrome asfittica». Proprio su questi elementi si concentrerà l’esame che eseguirà il professor Moreschi, che farà piena luce sulle cause del decesso.
«Bisognerà capire se quelle lesioni siano effettivamente riconducibili a un tentativo di soffocamento oppure se possano essere state provocate da altre circostanze, ad esempio a una collutazione avvenuta in precedenza. Sarà necessario accertare anche si siano prodotte e se la persona fosse ancora in vita», ha concluso Presot.
Come detto, l’udienza per il conferimento dell’incarico al professor Moreschi è stata fissata per il prossimo 24 giugno.
Nel frattempo, i legali restano anche in attesa dei risultati legati alle verifiche sul defibrillatore e il parere del tribunale del riesame sulla richiesta di riconversione della misura cautelare presentata dalla difesa dell’indagato.
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