«Tutti i soldi in BpVi: ora non ho più nulla e mi sono ammalata»

UDINE. Risparmi ed eredità dei genitori investiti in azioni della Banca Popolare di Vicenza. Un bel gruzzoletto, un capitale che doveva essere sufficiente a farle trascorrere senza patemi economici gli anni che le mancano alla pensione. Oggi invece Annacristina Brisighelli, nipote di quell’Attilio Brisighelli notissimo fotografo udinese, non ha più un euro: solo debiti, con la stessa banca, per l’infernale meccanismo dei fidi in attesa dello sblocco, mai avvenuto, del capitale. A 59 anni è senza lavoro, non sa come far proseguire gli studi al figlio universitario e si è ammalata. «Mi hanno diagnosticato una depressione reattiva - dice sconsolata -. Proprio a me, che non avevo mai sofferto di disturbi del genere. Mi sveglio con quel pensiero dei soldi perduti e mi addormento con lo stesso pensiero. A Natale avevo perfino scritto al sindaco Honsell, raccontandogli la mia situazione e dicendogli che io non avrei fatto nessuna festa. E’ stato gentile, mi ha ricevuto, ma non ha potuto fare niente: sono proprietaria di una casa, quindi non rientro nei programmi di assistenza sociale».
La signora Brisighelli ripercorre passo dopo passo il suo calvario. Un copione simile a tanti altri, ma che ogni volta si fa fatica a raccontare. «Io e la mia famiglia siamo clienti da 35 anni, prima della Popolare Udinese, poi della Vicenza - spiega la donna -. Ho fatto la commerciante per 35 anni, avevo un negozio in viale Palmanova, prima una cartoleria, poi vendevo oggettistica etnica. Conti dell’attività commerciale e personali erano sempre stati in BpVi, una questione di fiducia. Non mi intendo di finanza, mi facevo consigliare. Nel 2011 ho concluso l’attività di commerciante e, in attesa di andare in pensione, che dovrei maturare nel maggio 2017, avevo pensato di vivere con quel gruzzoletto che avevo in banca, frutto dei miei risparmi e di ciò che mi avevano lasciato i genitori. Non ho mai voluto fare debiti, mutui: ho sempre e solo voluto camminare con le mie gambe. Una scelta di vita, della quale certo non mi pento. Da quando avevo lasciato il negozio, avevo pensato di dedicare tempo a me stessa e al futuro di mio figlio. Così man mano che mi servivano i soldi vendevo un po’ di azioni. Fino al 2013 le cose funzionavano: entro un mese avevo sul conto ciò che mi serviva e che avevo richiesto. Eppure all’epoca qualcuno avrebbe dovuto avvertirmi dell’aria che tirava, invece nessuno, tra i funzionari della mia filiale, aprì bocca. Nell’aprile 2014 andai allo sportello per fare la solita operazione, ma dopo qualche tempo mi dissero che i titoli non sarebbero stati venduti. In realtà due anni fa il rubinetto si chiuse definitivamente e così io fui costretta ad aprire dei fidi per continuare a vivere. Mi arrangio con qualche lavoro saltuario, ma alla mia età nessuno mi assume. E così mi è venuta la depressione».
L’ennesima beffata dal “sistema” BpVi capisce che il suo capitale è ridotto in cenere: aveva acquistato azioni anche a 62,50 euro, adesso forse il prezzo a piazza Affari sarà di zero virgola euro. «Io spero che andando in Borsa la banca possa risollevarsi, almeno un po’- afferma Brisighelli -. Mi auguro di non essere costretta a vendere pure la casa per sopravvivere. In pensione ci andrò tra un anno, con la decurtazione. Ma piuttosto che niente, devo accontentarmi». La commerciante si è rivolta a Federconsumatori, dove ha trovato assistenza legale e conforto umano. «Vado alle assemblee, mi informo, ho dato l’ok per la querela in Procura - aggiunge ancora -. Spero che si possa ottenere un risarcimento del danno subito. Ricordo ancora le lettere, firmate dal presidente Zonin, che mi arrivavano a casa prima di ogni bilancio: “state tranquilli, siamo tra gli istituti più solidi d’Europa”. Mi rassicurava, ed erano bugie. Volevo solo stare in pace, invece mi hanno rovinato la vita. Ma adesso è giusto che tutti sappiano».
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