Tutti i debiti del consorzio Aussa-Corno: dalla Regione a Mediocredito creditori per oltre 67 milioni

UDINE. La Regione da sola è creditrice di oltre 20 milioni di euro nel crac del Consorzio Aussa Corno. Ma Mediocredito è creditrice di altri 14,5 milioni sul totale dei passivi che ammonta a 67,4 milioni.
Nella lunga lista dei debiti, compilata dal commissario liquidatore, il commercialista udinese Marco Pezzetta, ci sono un pò tutti: banche, amministrazioni comunali, l’Arpa, l’Agenzia delle Entrate, Enel, Telecom e, ovviamente, pure i dipendenti. Cinque le voci che riguardano direttamente la Regione.
Nella lista degli “avere” ci sono 375 mila 400 euro della direzione Energia e 373 mila 971 delle Infrastrutture. Ma la parte del leone spetta alla direzione Finanze e patrimonio con tre voci distinte che, sommate, arrivano alla cifra capogiro di 19 milioni 371 mila. E non è tutto.
Perché l’Aussa Corno ha un debito di tutto rispetto anche verso Mediocredito: 14 milioni 583 mila euro. Denaro riconducibile ancora una volta alle casse pubbliche regionali poiché la Regione detiene il 38,68 per cento del pacchetto azionario della Finanziaria Mc spa che controlla Mediocredito.
Fra i passivi del Consorzio, la voce più pesante è quella relativa alle banche. La Popolare di Vicenza è il creditore con il saldo più corposo, ben 25 milioni 706 mila euro. C’è, come già accennato, Mediocredito, ma ci sono anche la Banca di Udine (955 mila euro), FriulAdria (609 mila 129 euro) e Intesa Sanpaolo (226 mila 419 euro). Sono poi le amministrazioni comunali: Udine, Cervignano e San Giorgio di Nogaro che vantano rispettivamente crediti pari a 2 mila 783 euro, 123 euro e 170 mila 200 euro.
Nelle cinque pagine compilate dal commissario liquidatore Pezzetta compaiono anche il Cafc (il Consorzio per l’acquedotto del Friuli Centrale), l’Agenzia delle Entrate, Equitalia, Ferrovie, Net, Enel e Telecom. Oltre a dipendenti, liquidatori, fornitori e professionisti.
La giunta regionale ha deciso con la delibera 2283 del 13 novembre 2015 lo scioglimento e la messa in liquidazione del Consorzio Aussa Corno. Tutto a causa di una pesante situazione debitoria. E proprio per questa ragione ora sarà difficile che tutti i creditori possano essere soddisfatti.
In caso di chiusura dei Consorzi, infatti, i debiti sono pagati attraverso il netto ricavato dalla vendita dei beni disponibili: in questo caso i terreni comprati a debito (per cui sono necessarie bonifiche) e poco altro, tra cui auto aziendali e computer.
Il resto, cioè la parte di patrimonio indisponibile e di cui fanno parte, tra gli altri, il raccordo ferroviario, canali e fibre ottiche, passerà invece al Consorzio Ziu, che la legge di Stabilità ha previsto assuma le funzioni istituzionali e, appunto, i beni della Ziac che non possono essere venduti. Pagati i creditori privilegiati, fra cui i dipendenti, pare resterà ben poco.
Inoltre, non è ancora chiaro se il porto, che da solo vale una trentina di milioni, potrà essere ricompreso o meno nell’elenco dei beni disponibili. Il Consorzio, per sua natura, resta un ente pubblico economico e per la legge non è sottoponibile a fallimento, né i suoi amministratori possono quindi incorrere in alcuna ipotesi di reato fallimentare.
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