“Tsunami alpino”, studio sul disastro della diga
ERTO. Una studio per capire i reali effetti sociali e umani che un disastro come quello del Vajont possa avere sulle popolazioni colpite.
È quello che stanno lanciando in queste ore 4 ricercatori di antropologia dell’università di Durham, nel Regno Unito. Il pool è guidato da una professoressa italiana, Claudia Merli, che spiega come il progetto cerchi di fare luce su varie aree tematiche.
«È un piano di studio vastissimo che va dalla ricerca sull’identità perduta e poi ricostruita alla comprensione della popolazione locale di episodi specifici, quali l’identificazione delle salme, la sparizione improvvisa dei luoghi, la perdita di documenti», ha affermato Merli. Ed è qui che scatta una curiosità: l’indagine si chiama “Vajont tsunami alpino” perché la letteratura inglese utilizza la sciagura del 9 ottobre 1963 per introdurre la categoria di «onda anomala di acqua non marina».
Claudia Merli è accompagnata dai suoi tre colleghi, di cui due italiani e uno di questi, Paolo Forlin addirittura di origine bellunese (gli altri due docenti sono Trudi Buck e Michele Fontefrancesco).
Lo studio terrà occupati per mesi amministratori e residenti di tutti i Comuni colpiti dalla tragedia. (f.fi.)
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