Trump chiede dazi per 70 milioni a Electrolux

Il dipartimento del commercio Usa conferma la tassa che incrementa del 72,41% i costi sull’importazione di lavatrici
Una veduta esterna dello stabilimento Electrolux di Porcia (Pordenone), in una immagine di repertorio..ANSA/ALBERTO LANCIA
Una veduta esterna dello stabilimento Electrolux di Porcia (Pordenone), in una immagine di repertorio..ANSA/ALBERTO LANCIA

UDINE. Gli Usa non retrocedono e chiedono ad Electrolux una tassa che incrementa del 72,41% il dazio sull’importazione di lavatrici dal Messico. La multinazionale svedese diventa così, probabilmente, uno dei primi colossi colpiti dalla nuova filosofia economica del presidente Trump, “America First”.

La comunicazione del Doc, Dipartimento del commercio degli Stati Uniti (ovvero il dicastero del governo federale statunitense che si occupa delle politiche commerciali e ha il compito di promuovere il commercio e di sviluppare le infrastrutture e le tecnologie per migliorare lo scambio delle merci; per i compiti assegnatigli è simile al nostro ministero dello Sviluppo economico), notificata a novembre con l’avvio dell’istruttoria, chiede un significativo aumento del dazio sulle lavatrici che il gruppo produce in Messico e importa negli Usa.

L’arco di tempo considerato è quello che va da febbraio 2016 a gennaio 2017. Ieri il Dipartimento ha confermato la propria decisione ed anche la percentuale di aumento della tassa, che è del 72,41%. Pesante il “conto” dei maggiori dazi che arriva a 70 milioni di dollari. Ma Electrolux è così certa della propria posizione che non intende assumere disposizioni in materia in bilancio.

«Contestereremo energicamente in ogni sede questa decisione», fa sapere il Gruppo, che rigetta le basi sulle quali il Doc si è mosso, ovvero un presunto mancato rispetto, da parte dell’azienda, dei tempi imposti per la comunicazione sulle importazioni negli Usa.

Per Electrolux, invece, è il Dipartimento a non aver fornito al Gruppo le indicazioni su tempi e modalità dell’informazione, per cui Electrolux ha depositato le comunicazione come di consueto, rispettando le direttive antidumping dell’Organizzazione mondiale del commercio e le linee guida del Doc. Vale la pena ricordare che la multinazionale svedese pochi giorni fa ha annunciato il congelamento degli investimenti previsti negli States. In dettaglio si tratta dello stanziamento da 250 milioni di dollari destinato all’ammodernamento della fabbrica di Springfield, nel Tennessee.

Ora, alla luce dei dazi sull’acciaio e sull’alluminio prospettati dal presidente Donald Trump, il progetto viene «sospeso». «Riteniamo che le tariffe possano provocare un aumento dei prezzi particolarmente significativo per l’acciaio sul mercato Usa» ha detto il portavoce della società, Daniel Frykholm. La scelta di Electrolux appare significativa perché la società acquista l’acciaio negli Usa per la produzione destinata a quel Paese. La decisione non è legata alla possibilità che i dazi «abbiano ripercussioni dirette sui nostri costi - ha spiegato Electrolux - quanto l’impatto che potranno avere sul mercato, danneggiando nel complesso la competitività delle nostre attività Usa».

Il capitolo dazi, peraltro, dev’essere ancora dettagliato per intero; al di là di alluminio e acciaio, non è chiaro quali prodotti d’importazione gli Usa vorrebbero “penalizzare”. Diciamo che se Trump, con le decisioni in tema di dazi, punta a rilanciare la produzione interna, i primi effetti vanno in tutt’altra direzione, stoppando investimenti di multinazionali straniere che, però, hanno solide basi produttive negli Stati Uniti.

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