Trovate due lettere vicino alle vittime
Erano in una busta bianca sul comodino vicino ai cadaveri. Nel cestino della stanza tre scatole di antidepressivi
Una busta bianca e due lettere all’interno gettano nuova luce sul caso delle morti di Giuliano e Fabio Modolo e di Bruna Piovesan. Una famiglia, quella di Polcenigo, travolta dai debiti e ferita nell’orgoglio, con la volontà – forse anche della moglie di Giuliano – di mettere fine a una situazione fattasi drammatica. I carabinieri hanno trovato le missive sopra il comodino della stanza al terzo piano della casa della Madonna Pellegrina, dove la famiglia oggi distrutta era ospitata dal luglio 2007, tra i letti di Bruna Piovesan, 68 anni, e del figlio Fabio, 38. Due lettere drammatiche e colme di disperazione, infilate in una busta bianca, chiusa, ma non sigillata. La prima, in ordine di tempo, sarebbe stata scritta dalla donna, che ha firmato anche per il figlio. Una decina di righe in tutto per ringraziare più volte il capofamiglia, Fabio Modolo, 72 anni, per essere stato «sempre un marito e un padre encomiabile». Per moglie e figlio, però (anche se la riconducibilità della missiva a Fabio Modolo resta dubbia), «il peso dell’esistenza è diventato insopportabile». Di qui la decisione di farla finita. «Ti preghiamo – conclude la lettera –: porta un fiore sulle nostre tombe». Nel cestino della stanza i militari dell’Arma, guidati dai capitani Andrea Manti e Pierluigi Grosseto, hanno trovato tre scatole, vuote, di antidepressivi. Sarà l’autopsia a svelare chi li ha assunti e in che dosi. La nuova ricostruzione della dinamica della tragedia fa pensare a questo: Giuliano Modolo rientra in stanza (le chiavi erano a disposizione di tutti e tre i componenti del nucleo familiare) e trova il figlio e la moglie in fin di vita. Prende la stessa penna della moglie e un altro foglio di carta e scrive anche lui tre righe con la mano tremante: non vuole che «la tragedia della vita» coinvolga solo Bruna e Fabio: «Non posso restare solo: vi raggiungo». Infila la lettera (senza intestazione) nella busta che riappoggia sul comodino che separa i letti di moglie e figlio, strappa senza forbici il copriletto di cotone leggero, lega con le stringhe il collo di moglie e figlio facendo un doppio nodo e tira molto forte. Poi va in bagno e appende a un gancio sul muro un’altra stringa, avvolta intorno al proprio collo con la cintura dell’accappatoio, lasciandosi cadere. Sulle cause della morte dei tre, infatti, non vi sarebbero dubbi: per tutti il decesso sarebbe sopravvenuto per soffocamento. A suffragare l’ipotesi che Giuliano Modolo abbia trovato la moglie e il figlio agonizzanti e che abbia deciso di porre fine alla loro agonia e, subito dopo, di suicidarsi, sarebbero varie circostanze, tra le quali quella che l’uomo era l’unico vestito, mentre gli altri famigliari erano in pigiama. Ma per ricostruire esattamente la dinamica della triste vicenda occorrerà attendere l’esito dell’autopsia, che sarà effettuata domani, su disposizione del pubblico ministero, Monica Carraturo.
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