Troppo morboso, l’ex dipendente denuncia il datore di lavoro: lui ricorre al Tar e vince
È emerso che i dissapori che hanno portato alla dimissioni di lei dallo studio tecnico del geometra pordenonese erano di natura economica. Inoltre, dalle conversazioni Whatsapp, si è appurato che la donna gli inviava messaggi affettuosi «che mal si conciliano con il riferito stato di ansia e di paura»

L’ex dipendente denuncia il suo datore di lavoro, un geometra pordenonese, per aver tenuto nei suoi confronti un comportamento morboso che le avrebbe reso la vita impossibile. Il Questore emette un provvedimento di ammonimento nei suoi confronti, ma lui si rivolge al Tar per chiederne l’annullamento. I giudici del tribunale amministrativo regionale accolgono il suo ricorso e condannano il Ministero dell’Interno a farsi carico delle spese di liti.
La vicenda risale al giugno 2024, quando la donna si è rivolta al Questore denunciando il datore di lavoro per condotte illecite tenute nei suoi confronti da novembre 2022. Non appena ricevuta comunicazione di avvio del procedimento, il professionista, difeso dall’avvocato Luca Zanardo, ha richiesto alla Questura accesso agli atti, ma senza alcun riscontro nonostante i due solleciti e la propria memoria difensiva corredata da numerosi allegati, inviata il 17 luglio 2024.
È del giorno successivo, infatti, la notifica del provvedimento di ammonimento della Questura che lo invitava a tenere «un comportamento conforme alla legge e rispettoso della tranquillità e serenità della donna, desistendo da qualsiasi condotta che, attraverso atteggiamenti persecutori e vessatori, anche sotto forma di minaccia e molestia, comportino alla parte offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura».
L’inottemperanza avrebbe portato a procedere d’ufficio nei suoi confronti per stalking. Solamente il 20 giugno gli atti venivano trasmessi, ma incompleti. Con ricorso gerarchico, il professionista ha deciso così di rivolgersi al Prefetto di Pordenone ma senza ottenere risposta, configurandosi così il cosiddetto silenzio-rigetto. A quel punto l’impugnazione davanti al Tar, che ha accolto il ricorso del professionista, ritenendolo fondato sia sotto il profilo della violazione del contraddittorio che dei diritti partecipativi dello stesso, gravato dall’ammonimento, osservando che il Questore non poteva non tener conto della memoria presentata dal professionista. Inoltre è emerso che i dissapori che hanno portato alla dimissioni di lei dallo studio tecnico, erano di natura economica. Il Tar ha, inoltre, osservato che dalle conversazioni Whatsapp la donna gli inviava messaggi affettuosi, di foto dei propri tatuaggi sul dorso, di inviti a casa sua, «che mal si conciliano con il riferito stato di ansia e di paura».
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