Troppi morti sul monte Plauris, il Cai si mobilita

Venzone, la sezione locale organizza una serie di incontri gratuiti per informare la popolazione sui rischi delle salite in quota

VENZONE. Il Plauris, con i suoi 1958 metri una delle cime più ambite delle prealpi Giulie, continua a mietere le sue vittime. La tragica scomparsa di Cecilia Hilbert, 64 anni di Coseano, avvenuta martedì scorso mentre stava facendo un’escursione in comitiva, non è purtroppo un caso isolato negli ultimi anni.

Il Plauris è certamente una delle montagne più ricercate dagli appassionati, non solo perché è la più alta di quella catena montuosa e dunque permette una splendida visuale sul paesaggio sottostante, ma è anche una delle mete preferite per chi ama andare in visita al parco naturale delle prealpi Giulie.

Tuttavia, non sono poche le persone morte su quella cima in questi anni: ricordiamo, ad esempio, i due militari del terzo Reggimento Genio Guastatori di stanza alla caserma Berghinz di Udine Edi Puzzolo, 46 anni di Majano, e Antonio Presicce, 45 anni di Nardò (Lecce) che vi persero la vita alla fine maggio del 2012.

Non solo, si pensi al triestino Stefano Beltrame di 46 anni, oppure al padovano Francesco Barison di 22 anni: entrambi furono trovati morti su quella montagna nel corso del 2014, il primo a giugno e il secondo a settembre.

Sono incidenti mortali che lasciano il segno e non hanno lasciato indifferenti le persone che sulla montagna operano: «Purtroppo – spiega Daniele Bertossi del Cai Gemona- Buja - Osoppo – dobbiamo sempre ricordare che il pericolo è sempre dietro l’angolo e vale per tutti visto che in montagna spesso muoiono anche gli esperti.

È importante che si presti la dovuta attenzione, e ciò vale sia per il più grande alpinista che per l’escursionista medio.

Oggi sui social network compaiono tante bellissime foto della montagna e ciò richiama molte persone, ma non si può andare in montagna pensando di arrangiarsi solo con un semplice cellulare, perché di solito la colpa è sempre dell’uomo, la montagna va goduta e non deve diventare un luogo di morte».

Di fronte a questa situazione e dopo aver constatato un considerevole aumento di interventi da parte del Soccorso alpino negli ultimi tempi, il Cai locale sta organizzando una serie di incontri che si svolgeranno a partire da dicembre nella sede di Maniaglia a Gemona. Per quelle serate aperte a tutti gratuitamente sono state coinvolte diverse figure: dagli operatori del Soccorso alpino ai medici, fino ad arrivare ai laureati in scienze motorie e alle guide alpine.

«Sono tante le cose che bisogna conoscere – spiega Bertossi – per muoversi in montagna: innanzitutto uno deve sapere leggere le carte, preoccupandosi che queste siano aggiornate perché se succede qualcosa deve essere in grado di segnalare dove si trova. Bisogna conoscere il meteo prima di muoversi e il proprio corpo deve essere opportunamente allenato quando si sceglie una determinata meta.

La montagna è per tutti, anche per i cardiopatici oppure i diabetici, ma questi ultimi devono sapere quali sono i loro limiti e individuare degli obiettivi alla loro altezza. Insomma, sono tante le cose che come Cai in questo momento sentiamo di dover trasmettere». (p.c.)

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