Nell’ex piazza d'Armi Treviso ospitò il primo campionato nazionale di calcio: l’anniversario 130 anni dopo
Martedì 8 settembre 1896, alle 9, nella Piazza d’Armi di Santa Maria del Rovere, Treviso ospitò il primo campionato disputato in Italia dalla Federazione Ginnastica. Il capoluogo partecipò con due squadre cittadine, c’era anche Ferrara e vinse Udine

Saranno 130 anni. Martedì 8 settembre 1896, alle 9, nella Piazza d’Armi di Santa Maria del Rovere, Treviso ospitò il primo campionato nazionale di football disputato in Italia dalla Federazione Ginnastica. Non era ancora il torneo della Federazione Italiana del Football, futura Figc, che sarebbe nata due anni più tardi: quel titolo non compare quindi nell’albo d’oro ufficiale.
Ma la locandina della Società Ginnastica Velocipedistica Trevigiana – organizzatrice dell’evento - annunciava per il 6, 7 e 8 settembre la «prima gara nazionale di giuochi ginnastici» e, nel programma, il «campionato nazionale di foot-ball».

Erano altri tempi, l’inglese non era ancora così conosciuto e, almeno in Italia, “football” si scriveva staccato. Treviso era una piccola città in una provincia ancora essenzialmente agricola. La borghesia scopriva ginnastica, bicicletta e divertimenti all’aperto. Il ciclodromo di Borgo Cavour, inaugurato nel 1890, era tra i grandi impianti italiani: corse, passeggiate serali, chioschi e musica della banda.
I ginnasti arrivarono in treno da Milano, Como, Vicenza, Schio, Bassano, Udine e Venezia, accolti alla stazione dalle commissioni e dalla fanfara del Turazza. La Gazzetta di Venezia dell’epoca annotò che alloggiavano «militarmente nei locali dell’ex Raffineria». All’inaugurazione dei giochi, il 5 settembre, pompieri, banda, bandiere, autorità e 19 squadre attraversarono via Cantarane, Borgo Cavour, via Canova, il Duomo, Calmaggiore e il centro tra fuochi di bengala e musica.
La cronaca dell’epoca
«Moltissima gente assisteva al passaggio del corteo», scrisse il corrispondente. Il giorno dopo la città era «molto animata»: «I caratteristici costumi dei ginnasti, le fanfare che ogni tanto percorrono le principali vie, i numerosi forestieri, danno nuova vita a Treviso». Al ciclodromo il 6 settembre si contarono oltre duemila spettatori. Tra gli ospiti il sindaco di Treviso Giovan Battista Mandruzzato, il conte Sigismondo Felissent, il senatore Gabriele Luigi Pecile e il deputato Elio Morpurgo; il 7 arrivò anche il ministro Luigi Luzzatti.

Un «temporalaccio» accompagnò l’avvio delle feste; poi un violento acquazzone svuotò la palestra all’aperto. Il 7 settembre si iniziò più tardi per lasciare al sole il compito di asciugare il terreno «rammollito dall’acqua».
Il lawn-tennis si disputò sotto un «sole agostano», ma Piazza d’Armi rimase impraticabile e il campionato di calcio, previsto nel pomeriggio, fu rinviato. La mattina dell’8, invece: «Con uno splendido sole si chiusero oggi le feste», scrisse la Gazzetta.
Piazza d’Armi non era uno stadio, ma uno spiazzo sterrato, pianeggiante e senza alberi, nato come campo di Marte per esercitazioni, parate militari e mercati del bestiame.
Il torneo
Alle 9 cominciò il torneo di calcio. Prima Turazza-Ferrara per la classifica, poi Udine contro i trevigiani e quindi contro Ferrara. La cronaca del 9 settembre è secca: «Turazza e Udine, vincendo Udine 2 su 2; Ferrara e Udine, rimanendo la vittoria ancora a Udine, che ebbe così il Campionato».
E aggiunge: «Alle partite, bellissime e interessantissime, assisteva molto pubblico, che plaudì ai bravi e forti giuocatori». Le ricostruzioni fissano i risultati in 3-1 contro il Turazza e 2-0 contro Ferrara. Capitano e maestro degli udinesi era Antonio Dal Dan; tra i protagonisti Giovanni Bissatini, Ugo Pellegrini, Friulano Spivach e Augusto Tam. In palio non c’era lo scudetto, ma una corona di quercia e un gonfalone di seta ricamato in oro. Era calcio, ma non ancora quello di oggi.
Francesco Gabrielli, pedagogista e direttore dei «giuochi», nel suo manuale del 1895 lo definiva «un giuoco pubblico di due schiere di giovani a piedi e senz’arme». I ruoli erano «primi», «secondi», «terzi» e «custode»; il portiere poteva usare le mani, ma non trattenere il pallone e non poteva fare più di un passo.
Per il fuorigioco servivano tre avversari tra attaccante e porta. L’arbitro era un mediatore: il capitano che riteneva di aver subito un fallo fermava il gioco con un fischietto, presentava reclamo e il direttore decideva. Si giocava finché una squadra non raggiungeva due punti di vantaggio: la finale tra Udinese e Ferrara durò due ore. Il football era soltanto una delle discipline del programma.
Si giocava anche a palla vibrata, palla a disco, palla spinta, tamburello, palloncino, caccia tedesca, inglese e americana, palla al muro, palla a quattro campi, «giuoco del pomo» e bandiere, oltre a salto, giavellotto, pertica, fune, pesi e lawn-tennis.
Gli atleti erano polivalenti: Augusto Tam, campione nel football con Udine, vinse il tennis e arrivò terzo nei 150 metri. Centotrent’anni dopo non è cambiato solo il calcio. La distesa di terra battuta di Santa Maria del Rovere è stata assorbita dalla città, trasformata in un ottagono stradale e parcheggio e poi riqualificata.
Oggi è piazza Martiri di Belfiore, con alberi, panchine, fontana e spazi pedonali. Eppure la storia resta. Prima della Figc, prima degli stadi, delle maglie numerate, dei professionisti e del Var, per una mattina il centro del calcio italiano fu quello spiazzo militare alla periferia di Treviso.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








