Trapianti, Livi vola in Kazakistan per un cuore artificiale “senza fili”

Dopo l’intervento eccezionale a Udine, il chirurgo cerca di importare la tecnica usata per la prima volta al mondo
20070220 - ROMA - CRO - SANITA': IMPIANTATI IN TRE PAZIENTI ORGANI DI SIEROPOSITIVO. Una equipe medica al lavoro in sala operatoria, in una immagine del 02 marzo 2004. Gli organi espiantati da una donna di 41 anni, sieropositiva, sono stati impiantati su tre pazienti toscani. Un errore umano, all'origine dell'incidente giudicato dai sanitari ''un evento estremamente grave'', avvenuto all'ospedale fiorentino di Careggi. A rendere noto il fatto, a poche ore dall'emergere dell'errore, sono stati il direttore dell'Organizzazione toscana trapianti, Franco Filipponi, e il direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi Mauro Marabini. ANSA/ARCHIVIO - MARIO ROSAS - DRN
20070220 - ROMA - CRO - SANITA': IMPIANTATI IN TRE PAZIENTI ORGANI DI SIEROPOSITIVO. Una equipe medica al lavoro in sala operatoria, in una immagine del 02 marzo 2004. Gli organi espiantati da una donna di 41 anni, sieropositiva, sono stati impiantati su tre pazienti toscani. Un errore umano, all'origine dell'incidente giudicato dai sanitari ''un evento estremamente grave'', avvenuto all'ospedale fiorentino di Careggi. A rendere noto il fatto, a poche ore dall'emergere dell'errore, sono stati il direttore dell'Organizzazione toscana trapianti, Franco Filipponi, e il direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi Mauro Marabini. ANSA/ARCHIVIO - MARIO ROSAS - DRN

UDINE. Dopo l’intervento eccezionale eseguito dal team del professor Ugolino Livi su un paziente affetto dalla malattia di Fabry all’ospedale di Udine, al Centro regionale trapianti, dopo l’espianto effettuato su un donatore, ci si preparava per un altro intervento portato a termine nella notte. Ben 2.280 quelli già effettuati a partire dal 1985, quando al Santa Maria della Misericordia fu impiantato il primo cuore.

Due settimane con un cuore esterno: eccezionale trapianto in Friuli


Livi, intanto, era volato ad Astana in Kazakistan. «Sono qui per confrontarmi con i colleghi che per primi al mondo hanno sperimentato un metodo rivoluzionario di trasmissione dell’energia transcutanea per alimentare il cuore artificiale, senza quindi alcun cavo di collegamento dispositivo-batteria come avviene attualmente per tutti i sistemi di assistenza meccanica al circolo – ha fatto sapere il direttore della Cardiochirurgia –. L’intento è quello di importarlo in Italia appena gli enti regolatori lo permetteranno» ha spiegato, anticipando i nuovi obiettivi ai quali punta l’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine.

Non solo trapianti d’organo quindi, per quanto complessi, ma pure tecnologie capaci di impiantare il cuore artificiale “wireless” appena sperimentato per la prima volta al mondo in Kazakistan che si ricarica senza fili ricevendo corrente da una cintura addominale indossata dal paziente. Anche perché l’età media dei donatori si sta alzando: era di 57,3 anni lo scorso anno, è salita a 60 nel 2019, come spiega il direttore del Centro regionale trapianti Roberto Peressutti.

E poi c’è il problema del calo delle segnalazioni dei donatori, che nel corso dell’anno ha fatto scendere il numero dei trapianti di cuore a livello nazionale provocando una flessione anche a Udine, dove ne sono stati effettuati cinque.

Fra questi l’intervento realizzato per la prima volta in Italia e per la terza volta al mondo su un paziente affetto dalla malattia di Fabry.

«Fa piacere che vengano effettuati interventi così avanzati alla Cardiochirurgia udinese – ha commentato il commissario straordinario Giuseppe Tonutti – una delle punte di diamante dell’ospedale che può contare su molte eccellenze.

Il sostengo e l’attenzione della direzione allo sviluppo e al mantenimento di alte specialità sono continui nella prospettiva di proseguire su questa strada con l’applicazione di tecniche innovative, come capita in Neurochirurgia, Reumatologia, Vertebromidollare, solo per citarne alcune. Alla base di questi risultati c’è anche la capacità di portare avanti un lavoro multidisciplinare con altre specialità, un’impostazione che all’Asuiud è basilare, tanto negli interventi più complessi quando in quelli più banali».

«Dall’inizio dell’attività a Udine – fa i conti Peressutti – abbiamo effettuato trapianti 636 al cuore, 644 al fegato e un migliaio ai reni. Nel 2019 ne contiamo 5 al cuore, 11 al fegato e 19 ai reni. Nel contempo, le opposizioni alla donazione sono andate progressivamente diminuendo. Tutto ciò grazie a un lavoro capillare che abbiamo avviato sul territorio per favorire l’informazione e agevolare le dichiarazioni di volontà presso gli uffici dell’anagrafe.

Un’opera che non ha tardato a produrre i suoi effetti: oggi in 202 comuni su 215 della Regione è possibile presentare la propria dichiarazione di volontà. Intendiamo portare avanti il lavoro di informazione e di formazione degli ufficiali dell’anagrafe. Ci sono famiglie che si oppongono all’espianto: abbiamo il massimo rispetto per la loro scelta, presa in un momento di sofferenza per la morte di un congiunto, ma è giunto di fondere un’informazione corretta» conclude Peressutti.

I numeri gli danno ragione: all’inizio dello scorso anno le dichiarazioni di volontà erano appena 12 mila, sono raddoppiate alla fine del 2018, all’inizio del 2019 erano 76.510 e la percentuale delle opposizioni è del 27%.
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto