Tradimento, droga e minacce: coniugi nei guai
Voleva vendicarsi di una sua amica ritenendola “colpevole” di aveva intrecciato una relazione con suo marito e, per questo motivo, aveva cominciato a minacciarla – anche di morte – e a parlare male di lei su Facebook. Ma poi, quando la presunta amante, stufa di subire questo tipo di attacchi, si è rivolta ai carabinieri, è finita nei guai.
È così che una trentenne udinese è stata denunciata a piede libero per le ipotesi di reato di diffamazione e minacce. Non solo: quando gli investigatori, pochi giorni fa, le hanno perquisito la casa con l’obiettivo di acquisire le attrezzature informatiche utilizzate per pubblicare i post, è finito nei pasticci pure il marito. I militari infatti, come si legge in una nota diffusa ieri dal Comando provinciale dell’Arma, hanno trovato e sequestrato, oltre a telefoni e tablet, anche sostanze anabolizzanti (diciannove fiale e venti compresse), due grammi di cocaina, un grammo e mezzo di hascisc e due bilancini. Gli investigatori hanno poi appurato che gli anabolizzanti rinvenuti all’interno dell’abitazione – per esempio nandrolone, testosterone, boldenone e altri – erano stati acquistati on-line e spediti dalla Cina, dalla Moldavia e dall’Ucraina. L’uomo, un 42enne, è stato segnalato all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di ricettazione e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti (sul caso hanno indagato gli uomini della stazione di Udine Est guidati dal comandante Andrea Ercole) tutto è cominciato circa un mese fa quando la trentenne udinese ha trovato nel telefonino del marito alcune foto che lo ritraevano in compagnia di una sua amica, una trentenne di origine straniera. Da quel giorno la trentenne tradita – questa la ricostruzione degli investigatori – ha cominciato a mandare messaggi alla presunta amante, anche su WhatsApp: insulti e pesanti minacce, come detto anche di morte. Oltre a ciò sono state pubblicate anche frasi dal contenuto diffamatorio sui social-network, in particolare su Facebook. La posizione dei coniugi è ora al vaglio dei magistrati della Procura della Repubblica di Udine. —
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