Torna Cecotti: mi candido in Regione

UDINE. «Sì, mi candido». Sergio Cecotti rompe gli indugi e annuncia la sua discesa in campo alle Regionali. Lo fa nel corso di un affollato incontro dedicato al futuro dei territori di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste moderato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, che incalza al volo l’ex sindaco di Udine: «Guardi che domani ci apro il giornale».
«Lo scriva pure, al massimo si lamenterà mia moglie (Magda Uliana, dirigente di rango in seno alla Regione, ndr)» replica Cecotti il quale pone una sola condizione: «Mi candido a guidare chi sostituirà il centrosinistra quando sarà evaporato». Quando? «L’ho scritto – precisa – nelle lezioni di sociologia politica che ho tenuto qualche anno fa e in cui dimostro che entro il 2018 il Pd è destinato a estinguersi lasciando libera un’area politica da riempire».
Il Fvg ha dunque il primo candidato alle prossime regionali. E se l’ex senatore di Forza Italia, Ferruccio Saro, lo invita a destra, Cecotti dal canto suo guarda allo spazio vuoto che la caduta libera del Pd apre dalla parte opposta del cielo politico, forse più in là. A un terzo polo. Più autonomo che autonomista in senso stretto, anche se ieri, a Fagagna, i temi cari ai friulanisti hanno tenuto banco. Rimasticati in chiave leghista da Massimiliano Fedriga, dal sindaco di Rivignano-Teor Mario Anzil, dallo stesso Saro. Tutti contro la riforma delle autonomie locali varata dalla giunta Serracchiani. Tutti contro l’assessore che a quella riforma ha dato forma (e nome), Paolo Panontin, coraggiosamente solo – ieri sera – nella fossa dei leoni.
«Vogliatevi bene, non litigate, come hanno fatto i grandi vecchi del passato o le donne che con le gerle portavano i viveri a chi combatteva senza nemmeno essere ringraziate. Auguri» ha detto concludendo la sua introduzione alla serata il costituzionalista Mario Bertolissi, dopo aver messo in guardia dalle riforma fatte male e in fretta. Torneranno utili, gli auguri, quando si entrerà nel vivo della campagna elettorale, quando i toni si alzeranno a dismisura, diversamente dal confronto di ieri sera, acceso sì, ma senza urla.
Avvezzo ai tempi televisivi, Fedriga è andato all’attacco senza perder tempo: «La riforma delle Uti ha annullato il sentimento di appartenenza alla comunità». Ha quindi proposta la sua ricetta: «Non dobbiamo annullare le diversità, ma valorizzarle. Sono la nostra ricchezza. La Regione deve mettere i paletti, ma sono le amministrazioni locali a dover poi dare risposte ai territori». Mario Anzil li vorrebbe riunire sotto il cappello di due Province: di Trieste e del Friuli. «Leggere, con poca burocrazia e più potere ai sindaci. Lo abbiamo già fatto 40 anni fa (durante il post terremoto, ndr) e ha funzionato».
Cecotti non lesina critiche alla riforma, «è entrata in vigore e siamo in un casino da fase intermedia», ma mette in guardia contro la tentazione di cancellare tutto a ogni cambio di amministrazione. «Le riforme vanno fatte raramente e per durare. Scritte nel bronzo come le leggi dell’antica Roma». Continua: «Il compito delle prossima legislatura non sarà ribaltare ciò che ha fatto questa, ma tornare ai vecchi: quando hanno fondato la Regione hanno fatto un patto. Trovando un minimo comun denominatore sul quale costituire un’identità regionale e una comunità di destino».
Detto dal primo candidato alle Regionali 2018 suona come una mano tesa ai possibili alleati. Ferruccio Saro raccoglie in diretta: «Nei colloqui con te ho sempre sostenuto che ti dovevi alleare con l’altra parte (il centrodestra)». Cecotti risponde alla sua maniera. Tra il serio e il faceto: «Ma l’altra parte non defunge, mentre al Pd ci pensa Renzi. Ho già un alleato».
A Panontin, che sdrammatizza citando il più noto capro espiatorio della letteratura (il Malaussene di Daniel Pennac), tocca la chiusura. Anzitutto ricordando l’arduo compito a lui affidato: concepire, mediare e attuare una riforma dell’architettura istituzionale. «Fino a un certo punto ce l’abbiamo fatta, poi, chi doveva fare in modo che non funzionasse – ha concluso –, ha organizzato le truppe».
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