Tondo torna alla carica: "Centrodestra da rifare". La Lega rompe con Ncd

UDINE. «Mi pare evidente che questa elezione avvenuta in questo modo mette tutto il centrodestra nella necessità di ripensare completamehte i rapporti, i comprtamenti e le scelte future anche nella nostra Regione». Bastano poche parole a Renzo Tondo, leader di Autonomia responsabile, che ha votato scheda bianca, per riassumere lo stato d’animo e la consapevolezza che il centrodestra esce dalla vicenda-Quirinale con le ossa rotte e con la necessità di un complessivo riordino dei rapporti interni alla coalizione.
Chi, invece, non aveva bisogno di altre prove per dimostrare che il centrodestra anche in Fvg è allo sbando è il segretario regionale della Lega, Massimiliano Fedriga. Il suo giudizio è infatti tranchant: «Qualcuno ha dimostrato di avere la schiena dritta, a differenza di altri che hanno fatto gara per dimostrare chi è più schiavo e servo. Qualcuno ha mantenuto l’impegno con le scelte elettorali compiute dai cittadini nel 2013, altri hanno venduto la loro gente per squallidi interessi personali. Grazie ai coraggiosi. La Lega rimane coerente e leale con tutti coloro i quali non vogliono morire renziani o democristiani».
Nel mirino del Carroccio - che rivendica una volta di più e a pieno titolo la leadership del futuro schieramento che dovrà nascere in chiave anti-Serracchiani - c’è più che mai il Nuovo centrodestra accusato di essere anche in Friuli Venezia Giulia una stampella della giunta amica di Renzi e di accreditare politiche ostili al Carroccio.
Il capogruppo del Ncd in Regione, Alessandro Colautti, minimizza. E per la prima replica si affida addirittura a una gag suggeritagli da un suo amico il quale gli ha “spiegato” che il tentennamento di Alfano nel decidere il voto per Mattarella celava in realtà la trattativa con Renzi e la Serracchiani per ottenere un posto in giunta in Fvg proprio per Colautti. Una breve pausa, poi riprende: «Scherzi a parte, ritengo che la Lega sia già un po’ per i fatti suoi, come pure Fratelli d’Italia. Autonomia responsabile è per così dire più variegata, mentre con Forza Italia ci sono diverse punti che convergono, come è avvenuto diverse volte anche in aula. In ogni caso, non credo nel modo più assoluto che l’elezione del nuovo Capo dello Stato poossa avere conseguenze né nella nostra Regione, né per il Governo nazionale».
«Credo - conclude Colautti - che Berlusconi sia perfettamente consapevole che non poteva chiedere a un partito che governa e che, tra l’altro, esprime il ministro degli Interni di non votare il presidente designato dalla maggioranza, anche se di centrosinistra».
Ma Berlusconi sa anche perfettamente che Renzi non solo ha vinto, ma ha spaccato ulteriormente il fronte azzurro, dando fiato alla protesta di chi nel partito contesta all’ex premier di essere troppo accondiscendente con Renzi. «È chiaro - sono le parole di Riccardo Riccardi, capogruppo di Fi in Regione - che dentro di noi qualcosa succederà. Insomma, questa è una vicenda che ha portato al pettine diversi nodi che vanno assolutamente sbrogliati. Detto questo, rimango sulla linea di Berlusconi anche se dico che in un partito ci sono diverse posizioni di cui si deve tenere conto anche se poi si arriva necessariamente alla sintesi». L’impressione è che in casa forzista ci sia molta voglia e necessità di andare in auto-analisi prima di affrontare l’annosa questione dei rapporti con gli altri partiti della coalizione.
«Per quello che mi riguarda - conferma lo stesso Riccardi – non credo ci saranno riverberi sul centrodestra regionale. Si dovrà lavorare a un programma alternativo a quello della Serracchiani e la differenza la faranno i contenuti e chi ci vorrà stare».
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