Tondo lancia Illy per il dopo Napolitano

UDINE. Un «padre della Patria» per la presidente, e numero due del Pd nazionale, Debora Serracchiani. Un discorso deludente per il centrodestra, perché ripiegato sul premier Matteo Renzi e sull’Europa e soprattutto per l’assenza di un richiamo ai due Marò.
Il saluto di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’ultimo discorso da Capo dello Stato, trova divisi gli schieramenti politici. Non è una sorpresa. Inaspettati, invece, i nomi che alcuni esponenti della Regione avanzano per il dopo-Napolitano. Da Riccardo Illy a Gianni Letta passando da Bernardo Caprotti. L’esponente friulano del M5s alla Camera, Walter Rizzetto, invece, boccia la candidatura di Romano Prodi, cui il leader cinque stelle Beppe Grillo aveva lasciato la porta socchiusa.
«Napolitano è riuscito ancora una volta a darci coraggio e fiducia, indicando al Paese i nodi da sciogliere e – ha detto Serracchiani – i grandi obiettivi che ha di fronte, con la pacata sicurezza che è propria dei padri della Patria. L’estrema lucidità della sua analisi, l’alta dignità anche umana del presidente confermano il ruolo che Napolitano ha saputo svolgere, di punto di equilibrio nella dialettica tra le forze politiche, di custode imparziale delle istituzioni. L’apprezzamento per l’avviato processo delle riforme dovrebbe essere stimolo per tutti a proseguire sulla strada intrapresa. I valori morali e la coesione nazionale sono sempre stati punti cardinali che Napolitano ha voluto mantenere fissi e trasmettere agli italiani. Il richiamo al senso di responsabilità e del dovere di ogni singolo cittadino – ha concluso Serracchiani – è stato forte e chiaro».
Negativo il giudizio di Renzo Tondo, ex governatore, oggi capogruppo in Consiglio regionale di Autonomia responsabile. «Un discorso di addio molto improntato a retorica e buoni sentimenti – ha commentato Tondo –, che chiude un mandato caratterizzato da un’appartenenza, a volte dissimulata, alla più raffinata e coerente cultura dell’egemonia comunista». L’ex governatore accetta la sfida del toto-nomi. E ne indica uno imprevedibile. «Siccome con i numeri al Parlamento il candidato dovrà essere indicato dalla Sinistra, ma anche avere un profilo liberale – ha spiegato Tondo –, vedrei bene Riccardo Illy». Il deputato Rizzetto delinea un identikit e assicura di avere un nome preciso in testa. «La figura che immagino è tra i 50 e 60 anni, ha un profilo di specchiata moralità e di alto livello internazionale. Una figura – ha affermato Rizzetto – che sorprenda l’Europa. Cosa penso del discorso di Napolitano? Finalmente ha parlato della mafia come di un male da estirpare, anche se un po’ troppo tardi, mentre è un male che non abbia citato i due Marò».
Il candidato di Massimiliano Fedriga, segretario Fvg della Lega e capogruppo del Carroccio alla Camera, è Caprotti, patron di Esselunga. «Temi importanti come quelli dell’immigrazione non sono stati toccati da Napolitano. Il suo discorso – ha esplicitato Fedriga – è parso un endorsement a Renzi e all’euro che ha devastato il Paese. Lo ritengo un discorso sotto le aspettative da parte di una persona che ha deciso di dimettersi e che poteva raccontare qualche verità in più ai cittadini».
Fedriga spiega perché Caprotti. «Serve una personalità super partes. Caprotti è un imprenditore che ha dimostrato di saper fare oltre gli schemi e le coop rosse che gli hanno fatto la guerra per anni». Riccardo Riccardi, capogruppo di Fi in Consiglio regionale, richiama i Marò. «Il commiato di Napolitano mantiene il tratto di un ruolo esercitato ben oltre la funzione di garanzia affidata al presidente della Repubblica, in particolare quando difende i “suoi” tre governi (Monti, Letta e Renzi) ratificati dal Parlamento senza il giudizio elettorale. Mi è sembrato troppo a tutela dell’euro senza condizioni e difensore di un pacchetto di riforme che hanno appena iniziato l’iter parlamentare. Condivido invece – ha aggiunto Riccardi – il “mettiamocela tutti” e i passaggi su “Mafia capitale”.
E poi due grandi assenti: i Marò e nemmeno una parola sul rischio dell’eliminazione dei corpi intermedi della nostra società, indispensabili per la tenuta di una coesione sociale a rischio». Anche Riccardi ha i “suoi” candidati. «Al Colle mi piacerebbe Gianni
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